La branch exemption per le stabili organizzazioni a fiscalità privilegiata

Nel presente intervento esamineremo l’ipotesi dell’opzione per il regime di branch exemption in ipotesi di stabile collocata in un Paese a fiscalità privilegiata. E’ appena il caso di ricordare che, in base all’art. 167 comma 4 del tuir, “i regimi fiscali, anche speciali, di Stati o territori si considerano privilegiati laddove il livello nominale di tassazione risulti inferiore al 50 per cento di quello applicabile in Italia”.
La previsione trova applicazione solo in relazione a Paesi extracomunitari e diversi da quelli dello Spazio economico europeo che scambiano informazioni, ossia Norvegia, Islanda e Liechtenstein.
L’articolo 168-ter del TUIR

Il regime di branch exemption è contenuto nell’art. 168 ter del tuir e nell’art. 14 D.Lgs. 147/2015 (c.d. decreto internazionalizzazione).
L’articolo 14 del Decreto Crescita ed Internazionalizzazione ha istituito un nuovo regime opzionale c.d. branch exemption all’articolo 168 ter del Tuir, che introduce una nuova modalità di tassazione dei redditi esteri prodotti attraverso le stabili organizzazioni.
Esercitando l’opzione c.d. di branch exemption, la società italiana può esentare dalla base imponibile nazionale il reddito derivante dalla propria stabile organizzazione estera, potendo così beneficiare in alcuni casi della minore imposizione fiscale prevista nel paese estero.
La branch exemption è un regime fiscale particolarmente interessante in quanto equipara le stabili estere alle società di diritto locale, evitando pertanto che i redditi da esse prodotti vengano imputati alla casa madre.
Le imprese potranno aprire le stabili in luogo delle società eliminando così alla radice tutte le criticità connesse all’esterovestizione.
Una stabile, infatti, non può mai essere accertata sotto il profilo dell’esterovestizione in quanto per definizione la stessa rappresenta un ramo della casa madre che viene gestito direttamente dalla casa madre stessa.
Il comma 3 del citato articolo 14 del D.Lgs. 147/2015 ha disposto che le modalità applicative della nuova disciplina dovevano essere stabilite con un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate.
Considerata la novità e la rilevanza della materia, l’Agenzia delle Entrate nei primi mesi del 2016 ha pubblicato un Provvedimento in bozza “Esenzione degli utili e delle perdite delle stabili organizzazioni di imprese residenti– Bozza di provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate – pdf” sollecitando le imprese, gli operatori economici, gli ordini professionali, il mondo accademico e gli esperti della materia, a inviare commenti ed osservazioni sulla bozza del provvedimento stesso. Il provvedimento definitivo ha visto la luce solamente il 28 agosto 2017.
Il comma 3 dell’art. 168 ter stabilisce che “Quando la stabile organizzazione è localizzata in Stati o territori inclusi nel decreto o nel provvedimento emanati ai sensi dell’articolo 167, comma 4, o quando la stabile organizzazione è localizzata in stati o territori diversi da quelli ivi richiamati e ricorrono congiuntamente le condizioni di cui al comma 8-bis del medesimo articolo 167, l’opzione di cui al comma 1 si esercita, relativamente a tali stabili organizzazioni, a condizione che ricorrano le esimenti di cui ai commi 5, lettere a) o b), o 8-ter del citato articolo”.
Tralasciamo in questa sede il caso della stabile che cade nella casistica del comma 8 bis (c.d. cfc white) e focalizziamoci nell’ipotesi in cui la stabile si trovi in un Paese extracomunitario con fiscalità inferiore al 50% di quella italiana.
Esempio n. 1
La società Alfa srl ha una stabile nel Paese Beta dove il livello nominale di tassazione è al 13%.
Poiché il 13% è inferiore al 13.95% (=24+3.9)/2, lo Stato Beta è considerato paradisiaco.
In questo caso l’opzione per il regime di branch exemption è possibile ma esplica efficacia solo se sono dimostrate o l’esimente di cui alla lett. a) o quella della lett. b) del …

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