Telefono aziendale: controllo sì, ma senza rilievo disciplinare

Il caso
In seguito a istanza da parte di una società, il Garante per la protezione dei dati personali ha fornito il proprio parere in merito al monitoraggio dei conti telefonici dei telefoni aziendali in uso ai dipendenti da parte della stessa. L’obiettivo dichiarato del datore di lavoro è quello di ridurre i costi aziendali e ottimizzare la qualità del servizio, così come di rilevare eventuali situazioni di consumi anomali.
In considerazione del fatto che i telefoni aziendali sono degli strumenti tecnologici in uso al lavoratore, effettivamente è facile porsi il dubbio sulla legittimità di un controllo in tal senso che, senza precise tutele, ben potrebbe configurarsi come un controllo illegittimo del lavoratore.
La disciplina che tutela il prestatore di lavoro dagli eventuali controlli a distanza risiede in prima battuta nell’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori, L. n. 300/1970, e nelle disposizioni di dettaglio previste all’interno del Codice per la protezione dei dati personali, D.Lgs. n. 196/2003: essi infatti creano tutto un sistema di protezione intorno al lavoratore allo scopo di evitare intromissioni nella propria sfera privata o controlli che vadano oltre il consentito.
E in effetti il controllo del telefono – seppur aziendale – potrebbe configurare una sorta di controllo a distanza del lavoratore, tale che il tema comporta diversi gradi di problematicità, sia in considerazione della vecchia versione dell’art. 4 citato (prima della modifica operata dal D.Lgs. n. 151/2015), sia a seguito della novella operata: la legittimità di tale comportamento deve basarsi sia sulla normativa in materia di riservatezza e protezione dei dati personali sia sulla disciplina dei controlli a distanza.
 
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Il bilanciamento degli interessi
Si segnala inoltre che l’intercettazione delle conversazioni telefoniche, se effettuata in maniera fraudolenta è punita dagli articoli 617 e 617-bis del Codice Penale ed è consentita solo all’autorità giudiziaria; la questione dei telefoni aziendali è però decisamente diversa e il confine tra legittimità o meno dell’azione risulta essere meno marcato: infatti mentre da una parte si trova il diritto del dipendente ad essere tutelato, dall’altra parte sussisterebbe un diritto del datore di lavoro a tutelarsi dall’utilizzo illegittimo dello strumento “a sue spese” (si dà per scontato che il prestatore di lavoro debba fare le veci e le volontà del datore di lavoro nell’utilizzo del telefono aziendale); così si caratterizza il “bilanciamento degli interessi”, estremamente importante nel caso della disciplina sulla privacy, che ha portato il Garante a ritenere legittimo il controllo dei telefoni aziendali da parte dell’azienda, purché effettuati secondo alcune garanzie. Infatti, nel caso segnalato non si fa riferimento alla registrazione delle chiamate, bensì alla mera rilevazione dei numeri di telefono chiamati al fine di un contenimento dei costi e di rilevazione di eventuali situazioni anomale di consumi; così il controllo sarebbe atto solamente a perseguire un risparmio economico, che ben potrebbe delinearsi come un lecito bilanciamento degli interessi dell’azienda e dei lavoratori.
Garanzie di riservatezza
Sulla base di ciò, nel caso in questione l’azienda si è premurata di comunicare al Garante per la protezione dei dati personali che non vuole in alcun modo ledere la privacy dei lavoratori, utilizzando degli strumenti che possano tutelare la riservatezza degli stessi quale l’oscurazione di alcune cifre dei numeri di telefono contattati e la garanzia – a seguito di accordo con le rappresentanze sindacali – che le informazioni ricavate in alcun modo verranno utilizzate per …

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