Contabilità semplificata di cassa e le rimanenze di magazzino

L’articolo 18 del D.P.R. n. 600/73 disciplina le modalità di accesso al nuovo regime semplificato per cassa che deve essere considerato regime naturale qualora non vi siano i presupposti per applicare il regime forfetario di cui all’articolo 1, commi 54-89 della Legge n. 190/2014 e qualora siano superate le soglie di ricavi per applicare il regime ordinario pari a:

euro 400.000 in caso d’imprese di servizi;

euro 700.00 per le altre imprese.

Pur essendo il nuovo regime semplificato per cassa un regime naturale, ci sono una serie di criticità intrinseche al sistema di rilevazione delle componenti positive e negative di reddito che lasciano non pochi dubbi e perplessità e che vanno tenute bene a mente anche nell’ottica di mettere in atto alcune scelte si carattere societario.
Le principali criticità che continuano a destare perplessità riguardano l’irrilevanza delle rimanenze di magazzino a fine esercizio e l’impossibilità del riporto delle perdite ai fini della determinazione del reddito.
Infatti, sappiamo che nel nuovo regime semplificato per cassa nel primo anno di applicazione del medesimo, le imprese devono riportare le rimanenze iniziali che costituiscono costi deducibili dal reddito d’impresa in quanto trattasi di acquisti effettuati in precedenza: al termine del medesimo periodo d’imposta però non rilevano più le rimanenze finali proprio in applicazione del neo introdotto criterio di cassa.
Da ciò ne consegue che molto probabilmente le imprese con un cospicuo quantitativo di rimanenze iniziali chiudano il primo esercizio in perdita fiscale ma che, questa perdita fiscale, non sia riportabile in quanto non è intervenuta alcuna modifica all’articolo 8 del TUIR che, nel caso delle imprese minori, ammette la deduzione delle perdite d’impresa solo in maniera orizzontale.
Di questa problematica francamente si parla da tempo e si è pensato che forse, delle modifiche legislative, sarebbero intervenute ma, ad oggi, niente e stato modificato.
Riflettendo sulle problematiche, pensiamo al caso in cui una società di persone che nel 2017 abbia optato per la determinazione del reddito con il regime semplificato per cassa, decidesse nel 2018 di trasformarsi in una società di capitali: al momento della trasformazione, la presenza fisica delle rimanenze iniziali 2018 della società di persone non rileverebbe ai fini fiscali ma, al termine del 2018, la società di capitali procederà obbligatoriamente a tenere in considerazione le rimanenze finali 2018 con la conseguenza di dover rilevare una componente di reddito positiva e con l’impossibilità di poter dedurre l’eventuale perdita conseguita nel 2017.
Stessa identica situazione accadrebbe nel caso in cui una ditta individuale in regime semplificato per cassa, venisse conferita in una società di capitali: dopo il conferimento, il magazzino latente della ditta individuale rileverebbe fiscalmente per la società di capitali.
Questi due esempi vogliono costituire unicamente uno spunto di riflessione per le molteplici conseguenze che possano derivare dall’adozione del nuovo regime semplificato per cassa.
Ricordiamo inoltre che anche se le rimanenze non partecipano alla determinazione del reddito nel caso dell’applicazione del criterio di cassa, per effetto del quale il reddito è determinato attraverso la contrapposizione tra i ricavi incassati e gli acquisti pagati, le imprese che applicano il regime semplificato si trovano nella condizione di dover quantificare comunque il valore delle rimanenze, perché non è stataesplicitamente abrogata la disposizione contenuta al comma 1, lettera b), articolo 9 del D.L. n. 69/89, che prevede l’annotazione nei registri delle rimanenze e, perché, gli Studi di Settore 2018 e i modelli ISA 2018 prevedono la valorizzazione delle rimanenze.
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