Il passaggio dal modello Studi di Settore a quello degli Indici di Affidabilità fiscale

Il decreto legge 22 ottobre 2016 n.193, dal titolo «Disposizioni urgenti in materia fiscale e per il finanziamento di esigenze indifferibili», pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 249, del 24 ottobre 2016, prevede all’ art. 7-bis, l’abolizione degli studi di settore, in sostituzione dei quali sono introdotti, dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2017, con D.M., indici sintetici di affidabilità fiscale cui sono collegati livelli di premialità per i contribuenti più affidabili, anche in termini di esclusione o riduzione dei termini per gli accertamenti, al fine di stimolare l’assolvimento degli obblighi tributari e il rafforzamento della collaborazione tra l’Amministrazione finanziaria e contribuenti.
La normativa prevede che, a partire dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2017, il Ministro dell’economia e delle finanze individua con decreto indici sintetici di affidabilità fiscale cui collegare livelli di premialità per i contribuenti più affidabili. La premialità può configurarsi “anche” nell’esclusione o nella riduzione dei termini per gli accertamenti. Tale previsione è volta a promuovere l’adempimento degli obblighi tributari e il rafforzamento della collaborazione tra l’Amministrazione finanziaria e i contribuenti.
Contestualmente all’adozione degli indici, cessano di avere effetto, al fine dell’accertamento dei tributi, le disposizioni relative agli studi di settore previsti dall’articolo 62-bis del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, e ai parametri previsti dall’articolo 3, commi da 181 a 189, della legge 28 dicembre 1995, n. 549.
Il decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331 su “Armonizzazione delle disposizioni in materia di imposte sugli oli minerali, sull’alcole, sulle bevande alcoliche, sui tabacchi lavorati e in materia di IVA con quelle recate da direttive CEE e modificazioni conseguenti a detta armonizzazione, nonché disposizioni concernenti la disciplina dei Centri autorizzati di assistenza fiscale, le procedure dei rimborsi di imposta, l’esclusione dall’ILOR dei redditi di impresa fino all’ammontare corrispondente al contributo diretto lavorativo, l’istituzione per il 1993 di un’imposta erariale straordinaria su taluni beni ed altre disposizioni tributarie” reca all’articolo 62-bis la disciplina degli studi di settore in base alla quale gli uffici del Dipartimento delle Finanze del MEF sentite le associazioni professionali e di categoria elaborano, in relazione ai vari settori economici, studi al fine di rendere più efficace l’azione accertatrice e di consentire una più articolata determinazione dei coefficienti presuntivi di compensi e di ricavi.
La legge 28 dicembre 1995, n. 549, recante “Misure di razionalizzazione della finanza pubblica” disciplina ai commi da 181 a 189, dell’articolo 3, in estrema sintesi le fattispecie individuate nelle more della determinazione degli studi di settore. In particolare, il comma in esame si riferisce ai parametri che l’allora Ministero delle finanze-Dipartimento delle Entrate elaborava e in base ai quali poteva determinare i ricavi, i compensi ed il volume d’affari attribuibili al contribuente in base alle caratteristiche e alle condizioni di esercizio della attività svolta dal medesimo. Il sistema prevedeva l’identificazione, in riferimento a settori omogenei di attività, di campioni di contribuenti che avevano presentato dichiarazioni dalle quali si rilevavano coerenti indici di natura economica e contabile. Sulla base degli stessi venivano poi determinati parametri che tenessero conto delle specifiche caratteristiche della attività esercitata.
Il passaggio dal modello Studi di Settore a quello indici di affidabilità/compliance
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