Cedolare secca: disciplina dei contratti di locazione

pagamenti-commercialista-telematico-3La scorsa settimana abbiamo avuto modo di analizzare le tematiche inerenti le diverse fattispecie contrattuali nell’ambito della locazione di immobili a destinazione abitativa. Abbiamo più volte ribadito, dopo aver delineato gli elementi essenziali dell’accordo, come le norme fiscali agevolative siano contenute non solamente nel D.P.R. n. 917/1986 – come accade per la cedolare secca – ma anche in specifiche disposizioni introdotte dal legislatore per incentivare la locazione di immobili abitativi.

Questa settimana ci occuperemo, nello specifico dell’analisi del contratto di cedolare secca. La prossima settimana concluderemo l’Approfondimento analizzando le detrazioni IRPEF dei canoni di locazione.

Ambito oggettivo

La “cedolare secca”, introdotta dall’articolo 3, D.lgs. n. 23/2011, è un regime facoltativo alternativo rispetto al regime ordinario vigente per la tassazione del reddito fondiario ai fini IRPEF. In pratica se un privato persona fisica possiede delle abitazioni di categoria catastale dalla A/1 alla A/11 (salvo A/10 che identifica gli uffici, che non sono oggetto di questo nuovo regime) e decide di affittarli, anche congiuntamente alle relative pertinenze, ha la facoltà di scegliere fra due regimi fiscali alternativi; può infatti optare per la tassazione ordinaria, ovvero per una tassazione sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali (per la parte derivante dal reddito dell’immobile), nonché delle imposte di registro e bollo ordinariamente dovute per registrazioni, risoluzioni e proroghe, applicando al canone pattuito un’aliquota fissa la quale, in linea di principio generale, è fissata al 21%. L’unica imposta che la cedolare secca non sostituisce è l’imposta di registro per la cessione del contratto di locazione.

Questo approfondimento fa parte della nostra circolare settimanale

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