Le novità in materia di Controlled Foreign Companies e dividendi esteri

di Fabio Carrirolo

Pubblicato il 13 settembre 2016

dal 2016 sono iniziati i tentativi di semplificazione per quanto riguarda le società possedute all'estero (le cosiddette 'controlled foreign companies' o CFC) ed il trattamento fiscale di eventuali dividendi distribuiti ai soci italiani: le nuove liste di paradisi fiscali (è stata emanata una nuova white list riguardante le CFC), il problema dell'interpello facoltativo, la presentazione della dichiarazione dei redditi...
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Aspetti generali

Il regime fiscale delle società controllate estere (CFC) ha riguardato per anni i soggetti societari ubicati in Stati e territori fiscalmente “privilegiati” o non collaborativi, i redditi dei quali – fatta salva la possibilità di fornire alcune dimostrazioni con effetti disapplicativi della norma – venivano imputati al soggetto controllante residente in Italia.

Queste disposizioni speciali sono state oggetto di recenti innovazioni, a opera dapprima del c.d. decreto internazionalizzazione e in seguito della legge di stabilità 2016.

Allo stato, l’inclusione di una società controllata nel “box” delle CFC, con i conseguenti effetti individuati dalla norma, è fatta dipendere non dallo Stato o territorio di residenza del soggetto estero, bensì da un confronto tra i due livelli di tassazione nominali, italiano ed estero.

Analoghe problematiche sono quelle che riguardano il regime di tassazione al 100% sui dividendi provenienti da e sulle plusvalenze generate in Stati o territori fiscalmente privilegiati.

Le novità intervenute sono state riprese e commentate dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 35/E del 4.8.2016.

Nuove regole

Con il decreto «internazionalizzazione» (D.Lgs. n. 147/2015) e la legge di stabilità 2016 (L. n. 208/2015), è stata innovata la disciplina delle CFC e dei costi relativi a transazioni con partner ubicati in Stati e territori fiscalmente privilegiati.

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