Condizioni di applicazione delle nuove norme sulle Controlled Foreign Companies

di Fabio Carrirolo

Pubblicato il 14 luglio 2016

le Controlled Foreign Companies sono le società estere a controllo di proprietari italiani: la legislazione fiscale cerca di evitare che vengano utilizzate per spostare o nascondere redditi in Paesi a fiscalità privilegiata

labirintoAspetti generali

La legislazione italiana sulle società controllate estere [CFC - Controlled Foreign Companies] ha operato per anni sulla base di un’impostazione formale fondata sullo Stato o territorio residenza del soggetto estero controllato / partecipato, che – per far scattare l’imputazione del reddito per trasparenza in Italia – doveva essere incluso in una particolare black list.

Questa disciplina, in seno alla quale è prevista la possibilità di evitare la tassazione per trasparenza in Italia attraverso uno specifico interpello preventivo, è stata oggetto di ripetute modifiche e integrazioni, dapprima in attuazione della legge-delega fiscale e quindi nell’ambito della legge di stabilità 2016.

Norme di riferimento

Le disposizioni di contrasto ai fenomeni elusivi tramite CFC sono state messe a punto secondo uno schema imperniato sull'imputazione al soggetto controllante italiano dei redditi conseguiti dai soggetti controllati [in base a una nozione sostanziale, e non meramente formale, di controllo], ovvero delle società semplicemente collegate, residenti negli Stati e territori inclusi nella «black list» di cui al D.M. 21.11.2001, pubblicata nella G.U. n. 273 del 23.11.2001 [artt. 167 e 168 del TUIR].

Queste informazioni ora devono essere storicizzate, giacché il «decreto internazionalizzazioni» del 2015 e la legge di stabilità 2016 sono intervenuti a mutare profondamente la situazione, con il superamento del sistema delle black list e il riorientamento della normativa sul confronto tra il tax rate estero e quello italiano.

Modalità di tassazione

Le disposizioni attuative di riferimento in materia di imposizione delle società CFC sono contenute nel D.M. 21.11.2001, n. 429, il cui art. 3 stabilisce che:

  • i redditi della CFC, convertiti secondo il cambio del giorno di chiusura dell'esercizio o periodo di gestione dell'impresa, società o ente non residente, sono imputati al soggetto residente che esercita il controllo, in proporzione alla sua quota di partecipazione agli utili diretta o indiretta; tuttavia, in caso di partecipazione indiretta per il tramite di soggetti residenti o di stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di soggetti non residenti, i redditi sono ad essi imputati in proporzione alle rispettive quote di partecipazione;

  • i redditi così sono assoggettati a tassazione separata, da ciascun partecipante, nel periodo d'imposta in corso alla data di chiusura dell'esercizio o periodo di gestione dell'impresa, società o ente non residente, con l'aliquota media di tassazione del reddito complessivo netto e comunque non inferiore al 27%;

  • dall'imposta calcolata sono ammesse in detrazione le imposte sui redditi pagate all'estero a titolo definitivo;

  • gli utili distribuiti dall'impresa, società o ente non residente non concorrono a formare il reddito complessivo del soggetto partecipante per la quota corrispondente all'ammontare dei redditi assoggettati a tassazione separata; nel caso della partecipazione agli utili per il tramite di soggetti non residenti, tali disposizioni si applicano agli utili distribuiti dal soggetto non residente direttamente partecipato; a questi effetti, gli utili si presumono prioritariamente formati con quelli conseguiti dall'impresa, società o ente residente o localizzato nello Stato o territorio con regime fiscale privilegiato che risultino precedentemente posti in distribuzione. Le imposte pagate all'estero a titolo definitivo dal soggetto partecipante, riferibili agli utili che non concorrono alla formazione del reddito ai sensi dei precedenti periodi, costituiscono credito d'imposta nei limiti delle imposte complessivamente applicate a titolo di tassazione separata, ridotte delle somme ammesse in detrazione;

  • il costo delle partecipazioni nell'impresa, società o ente non residente è aumentato dei redditi imputati per trasparenza e diminuito, fino a concorrenza di tali redditi, degli utili distribuiti;

  • in caso di controllo esercitato da un soggetto non titolare di reddito di impresa i compensi ad esso spettanti a qualsiasi titolo concorrono a formare il reddito complessivo nel periodo d'imposta in corso alla data di chiusura dell'esercizio o periodo di gestione dell'impresa, società o ente non residente;

  • per i comportamenti posti in essere allo scopo del frazionamento del controllo o della perdita temporanea dello stesso, ovvero della riduzione dei redditi imputabili, risultavano applicabili le disposizioni degli artt. 37, c. 3 [interposizione soggettiva], e 37-bis [elusione] del D.P.R. n. 600/1973.

Interpello specifico

In materia di CFC è esperibile una particolare forma di interpello, la cui applicazione è stata resa possibile dalle norme regolamentari del D.M. 21.11.2001, n. 429.

Secondo il comma 3 dell'art. 5 del decreto attuativo, ai fini della risposta positiva rileva in particolare:

  • il fatto che l'impresa, la società o l'ente non residente svolge effettivamente un'attività commerciale, ai sensi dell'art. 2195 del c.c., come sua principale attività nello Stato o nel territorio con regime fis