Anomalie da studi di settore: magazzino e rimanenze

In questi giorni, in prossimità del mese di agosto, molti contribuenti stanno ricevendo numerose comunicazioni di anomalia riguardanti gli studi di settore per gli anni passati. L’attenzione deve essere molto elevata in quanto la mancata risposta può rappresentare una “fonte di innesco” e l’inizio di un’attività di verifica.
L’esperienza può essere utile per porre in essere degli accorgimenti necessari al fine di evitare in futuro la comunicazione delle predette anomalie.
Per gli esercenti attività commerciali una delle comunicazioni che più frequentemente viene ricevuta riguarda il magazzino (le scorte). Gli indicatori relativi allo studio di settore possono aver rilevato “una durata delle scorte molto alta e comunque superiore a quella che si registra mediamente per le imprese del settore, accompagnata da un incremento delle rimanenze finali”. In tale situazione l’Agenzia delle entrate presume che il valore delle rimanenze sia stato “gonfiato” con conseguente “durata delle scorte” di valore particolarmente elevato, oppure con effetto corrispondente ad una “rotazione del magazzino” particolarmente ridotta.
L’unica giustificazione apprezzabile pare essere quella (da Circolare dell’Agenzia delle entrate n. 8/2007) riferita ad una politica di approvvigionamento scorte effettuate sul finire dell’anno (gli indicatori fanno una media aritmetica tra le rimanenze finali e iniziali; è evidente che tale valore non costituisce la consistenza media durante l’intero anno).
In alcuni casi la contemporanea presenza di valori delle rimanenze pressoché invariati, nell’arco dell’anno, e di indicatori di coerenza che presentano valori non coerenti rispetto alla media delle imprese del settore, denota generalmente un’anomalia; infatti, se l’incoerenza non è riferibile a una particolare situazione di mercato o relativa alla gestione, potrebbe dipendere dal fatto che non è stato indicato correttamente l’effettivo valore delle …

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