Evasione fiscale: sanzioni penali e amministrative in capo a due soggetti distinti: l’autore materiale del fatto e la società

La terza sezione penale della Cassazione, con la sentenza n. 9224, depositata il 7 marzo scorso, si è pronunciata in materia di applicazione (per un medesimo fatto evasivo) delle conseguenti misure sanzionatorie, sia amministrative che penali, benché in capo a due soggetti distinti: l’autore materiale del fatto e la società.
In altre parole, la Corte Suprema afferma (in armonia ai principi normativi di cui al D.Lgs. n. 472/1997, agli art. 19, 20 e 21 del D.Lgs. n. 74/2000, nonché all’art. 7 del D.L. n. 269/2003) che la sanzione inflitta alla società in via amministrativa non preclude l’adozione del sequestro preventivo per equivalente nel procedimento penale a carico del legale rappresentante, che non ha versato l’Iva, non trovando applicazione il principio del ne bis in idem.
In merito, infatti, occorre precisare che nell’attuale impianto sanzionatorio:

il D.Lgs. 472/1997 adotta il principio della identificazione del trasgressore, soggetto passivo della sanzione, con l’autore materiale della violazione, unico centro di imputazione della medesima, al quale si aggiunge la responsabilità solidale identificata dall’art.11, comma 1 del citato decreto. Pertanto, la richiamata norma prevede la responsabilità dell’autore materiale dell’illecito amministrativo – secondo principi di derivazione penalistica – mentre – tramite l’art.11, comma 1 – configura in capo all’ente, con o senza personalità giuridica, che ha tratto vantaggio economico della violazione tributaria, una obbligazione solidale pari alle sanzioni irrogate a colui che ha commesso l’illecito; qualora – ai sensi del combinato disposto dagli artt. 19, comma 2 e 21, comma 2 del D.Lgs. n. 74/2000 – il soggetto/persona fisica, per la medesima condotta, viene condannato in sede penale per gli stessi fatti, si applica il principio di specialità in ragione del quale in capo al reo si applicano le sole sanzioni penali mentre viene fatta salva l’obbligazione dell’ente di cui al già citato art.11, comma 1 del D.Lgs. n. 472/1997;

l’art.7 del D.L. nr. 269/2003 dispone che “le sanzioni amministrative relative al rapporto fiscale proprio di società o enti con personalità giuridica sono esclusivamente a carico della persona giuridica”. La norma, dunque, introduce una disposizione fondamentale; si abbandona il modello sanzionatorio incentrato sul principio della personalità della sanzione, applicata in capo a chi ha materialmente commesso la violazione, in ragione dell’attribuzione di una partecipazione cosciente e volontaria, per abbracciare il meccanismo della responsabilità oggettiva per cui la sanzione viene direttamente applicata sul contribuente a prescindere da qualsiasi tipo di valutazione soggettiva. Il 1°comma dell’art.7 del D.L. nr. 269/03 delinea, quindi, una responsabilità autonoma ed esclusiva in capo alla persona giuridica per le violazioni amministrative tributarie. In conseguenza di una condotta illecita, realizzata da un qualsiasi soggetto che opera nell’ambito della compagine aziendale in qualità di dipendente di diritto o di fatto o che pone in essere un’attività di consulenza in senso lato e che ha integrato un illecito amministrativo di natura tributaria, la sanzione amministrativa a questa collegata sarà irrogata ed eseguita direttamente ed esclusivamente in capo alla società o ente con personalità giuridica; in capo all’autore materiale persona fisica, per il medesimo fatto, saranno applicabili le disposizioni sanzionatorie penalistiche.

Ciò premesso, la Cassazione:

tenuto conto del fatto che l’art. 50 della Carta dei Diritti fondamentali della U.E. dispone testualmente: “Nessuno può essere perseguito o condannato per un reato per il quale è già stato assolto o condannato nell’Unione a seguito di una sentenza penale definitiva conformemente alla legge”; è incontroverso che la norma europea pone un limite alla possibilità che un individuo venga processato…

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