Accertamento induttivo o accertamento analitico-induttivo?

di Mario Agostinelli

Pubblicato il 29 settembre 2015

il ricorso all’accertamento induttivo puro è subordinato alla prova, da parte del Fisco, dell’inattendibilità delle scritture contabili: vediamo i casi in cui si può subire un accertamento induttivo puro oppure un accertamento analitico-induttivo

Il ricorso all’accertamento induttivo puro è subordinato alla prova dell’assoluta inattendibilità delle scritture contabili e l’onere della prova grava sull’agenzia delle entrate. La Suprema corte di Cassazione, con la sentenza del 31 luglio 2015, n. 16251, arresta il ricorso spensierato all’accertamento extracontabile.

La sentenza preliminarmente dà conferma del principio secondo il quale, la funzione dell’accertamento induttivo puro, di cui all’articolo 39 c. 2 lett. d del DPR 600/73, è quella di consentire, comunque, la possibilità di effettuare l’accertamento di una maggiore pretesa tributaria, anche in mancanza di prove certe e dirette o comunque valide in giudizio (le presunzioni) su cui radicare il medesimo (accertamento), quando il contribuente ha adottato comportamenti dichiarativi non corretti e ha commesso gravi violazioni che non consentono l’accertamento sulla base delle prove valide in giudizio.

La suprema Corte con la sentenza in trattativa, precisa che non tutte le irregolarità contabili consentono l’utilizzabilità dello strumento di accertamento induttivo puro o extracontabile, costituendo questo un sistema di accertamento che opera in deroga alle norme generali che regolano e disciplinano il regime delle prove in giudizio, consentendo all’ufficio di determinare il reddito di i