Vanno provati i motivi d’urgenza per anticipare l’accertamento

di Roberta De Marchi

Pubblicato il 17 giugno 2015

se il Fisco intende anticipare l'accertamento prima dei 60 giorni previsti dallo Statuto del contribuente a far data dalla notifica del PVC, deve validamente motivare le ragioni che spingono all'urgenza

In adesione alla giurisprudenza delle Sezioni Unite (sentenza n. 18184 del 29 luglio 2013) secondo cui, la L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 12, comma 7, deve essere interpretato nel senso che l'inosservanza del termine dilatorio di sessanta giorni per l'emanazione dell'avviso di accertamento - termine decorrente dal rilascio al contribuente, nei cui confronti sia stato effettuato un accesso, un'ispezione o una verifica nei locali destinati all'esercizio dell'attività, della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni - determina di per sè, salvo che ricorrano specifiche ragioni di urgenza, la illegittimità dell'atto impositivo emesso ante tempus, poichè detto termine è posto a garanzia del pieno dispiegarsi del contraddittorio procedimentale, il quale costituisce primaria espressione dei principi, di derivazione costituzionale, di collaborazione e buona fede tra amministrazione e contribuente ed è diretto al migliore e più efficace esercizio della potestà impositiva. Il vizio invalidante non consiste nella mera omessa enunciazione nell'atto dei motivi di urgenza che ne hanno determinato l'emissione anticipata, bensì nell'effettiva assenza di detto requisito (esonerativo dall'osservanza del termine), la cui ricorrenza, nella concreta fattispecie e all'epoca di tale emissione, deve essere provata dall'Ufficio, che nel caso di specie nulla ha dedotto. Inoltre la Corte ha avuto modo di precisare, in materia di garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali (sentenza n. 2592 del 05/02/2014), che, l'inosservanza del termine dilatorio di 60 giorni, dal rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni, per l'emissione dell'avviso di accertamento, previsto dalla L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 12, comma 7, determina, di per sè, l'illegittimità dell'atto impositivo emesso 'ante tempus', salvo che ricorrano specifiche ragioni di urgenza, riferite al rapporto tributario controverso, che non possono identificarsi nell'imminente spirare del termine di decadenza di cui al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 57, che comporterebbe anche la convalida, in via generalizzata, di tutti gli atti in scadenza, mentre, per contro, è dovere dell'amministrazione attivarsi tempestivamente per consentire il dispiegarsi del contraddittorio procedimentale”.

Sono queste le conclusioni cui è giunta la Corte di Cassazione nella sentenza n. 6057 del 26 marzo 2015 (ud. 5 marzo 2015), per una ipotesi accertamento notificato prima dei 60 giorni dalla consegna del p.v.c., per annualità in scadenza.



LE NOSTRE RIFLESSIONI

Le nostre riflessioni non possono che prendere le mosse dall’intervento della Corte di Cassazione, a SS.UU. (sentenza n. 18184 del 29.07.2013), che ha aderito all’orientamento che fa derivare l’illegittimità “non già dalla mancanza, nell’atto notificato, della motivazione circa la ric