La valutazione delle rimanenze in bilancio: criteri da applicare e ripercussioni fiscali

di Celeste Vivenzi

Pubblicato il 18 aprile 2015

La valutazione delle rimanenze finali in bilancio rappresenta un'operazione complessa: la scelta del metodo influisce sia sull'utile d'esercizio che sul reddito fiscale e sulla patrimonializzazione dell'impresa; analisi dei principi contabili aggiornati, dei diversi metodi di valutazione (con particolare attenzione ai lavori in corso su ordinazione) e delle implicazioni fiscali della valutazione del magazzino.

Ai fini di una corretta rilevazione, valutazione e rappresentazione delle rimanenze di magazzino nei bilanci, occorre fare riferimento alle disposizioni di cui all'art. 2426 c.c. e al nuovo principio contabile Oic n. 13 (Organismo Italiano Contabilità).

Per rilevare quindi il valore delle rimanenze, in ossequio al principio della prudenza, bisogna fare riferimento al minore tra i seguenti valori: costo di acquisto (valore originario del bene più gli oneri accessori) - costo di produzione (comprende tutti i costi direttamente imputabili al prodotto relativi al periodo di fabbricazione e fino al momento in cui il bene può essere utilizzato) e il valore di realizzazione desumibile dal mercato.

Ai fini pratici è importante anche la rilevazione fisica delle quantità delle rimanenze che solitamente avviene tramite inventario ovvero mediante un sistema di scritture contabili di magazzino; inoltre, ai fini di una corretta rilevazione, occorre tenere in considerazione che per i beni mobili bisogna fare riferimento alla data di spedizione o di consegna della merce mentre per i beni immobili vale la data di stipulazione del contratto e che si devono conteggiare tutti i beni in proprietà, le rimanenze che si trovano presso terzi in attesa di lavorazione e i beni in viaggio (vanno esclusi i beni in prova ,in conto visione e in conto lavorazione).

 

LA PROCEDURA DI VALORIZZAZIONE IN PRATICA

La determinazione delle rimanenze al costo di acquisto o di produzione varia, come già detto, a secondo della tipologia dei beni in giacenza ovvero:

  • beni infungibili (hanno caratteristiche specifiche e non sono interscambiabili con altri beni);
  • beni fungibili (possono essere sostituiti da beni dello stesso genere).

I Beni infungibili devono quindi essere valutati al loro costo specifico di acquisto o di produzione mentre per i beni fungibili il Codice civile consente la valorizzazione al costo specifico o in alternativa tramite:

  1. criterio del costo medio ponderato;
  2. il metodo Fifo (First in first out);
  3. il metodo Lifo (Last in first out).

 

La modifica del criterio di valutazione delle rimanenze è ammessa soltanto in casi eccezionali, motivato nella nota integrativa, con l’indicazione dell’influenza sulla rappresentazione della situazione patrimoniale-finanziaria e del risultato economico dell’esercizio (gli effetti del cambiamento devono essere imputati al conto economico, tra i proventi e gli oneri straordinari).

Il redattore del bilancio deve, inoltre, verificare la continuità del criterio di valutazione rispetto al precedente esercizio e , in caso contrario, deve individuare gli effetti del cambiamento sulla rappresentazione della situazione patrimoniale finanziaria e del risultato economico dell’esercizio, da riportare in nota integrativa.

 

ANALISI DEI PRINC