Legittimo l’accertamento delle Entrate per le cancellazioni nel registro dei corrispettivi

di Federico Gavioli

Pubblicato il 13 dicembre 2014

la non corretta tenuta della contabilità (nel caso in esame del registro dei corrispettivi) pone il contribuente a rischio di accertamento con metodo induttivo

L'art. 2219 c.c., cui rimanda per la tenuta delle "scritture contabili di cui ai precedenti articoli" l'art. 22, comma primo, D.P.R. 600/73, stabilisce che "tutte le scritture devono essere tenute secondo le norme di un'ordinata contabilità, senza spazi in bianco, senza interlinee e senza trasporti in margine. Non vi si possono fare abrasioni e, se è necessaria qualche cancellazione, questa deve eseguirsi in modo che le parole cancellate siano leggibili".



Anche piccole correzioni in contabilità giustificano l’accertamento induttivo: richiamando contribuenti e imprenditori alla massima chiarezza e trasparenza sulle scritture, la Corte di Cassazione con la sentenza n. 19755 del 19 settembre 2014, ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate ribaltando il verdetto emesso dalla CTR.

I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate nei confronti di un imprenditore individuale: è da ritenersi corretto l’operato dei funzionari delle Entrate che hanno effettuato un accertamento induttivo sulla base del fatto che fossero presenti delle abrasioni nel registro dei corrispettivi; sulla presenza di movimentazioni bancarie sospette; su una evidente sproporzione tra le rimanenze finali e iniziali.

La vicenda nasce a seguito di una verifica, da parte dell’Agenzia delle Entrate, nei confronti di un impresa individuale che gestiva un bar; a seguito di alcuni rilievi evidenziati nella verifica (abrasioni nei corrispettivi, differenza tra rimanenze iniziali e finali e versamenti bancari ingiustificati), l’Agenzia delle Entrate procedeva a notificare all’imprenditore, un avviso di accertamento con cui rettificava le dichiarazioni IVA, IRPEF e IRAP con riferimento al periodo di imposta 2002 e liquidava le maggiori imposte dovute con gli interessi e le sanzioni corrispondenti.

I giudici del merito della CTP, a seguito dell’impugnazione dell’avviso di accertamento accoglievano il ricorso. La CTR respingeva il ricorso dell’Agenzia delle En