Il giudicato esterno nel processo tributario (con il concetto di giudicato esterno, si ipotizza che il giudicato possa espandere i suoi effetti oltre il procedimento nel quale è reso e segnatamente in un differente, ma connesso, procedimento giudiziario)

di Ignazio Buscema

Pubblicato il 19 dicembre 2014

in quali casi ed occazioni può essere utile sollevare l’eccezione di giudicato esterno nel processo tributario? Affrontiamo tante questioni: qualifica, rilevabilità e ratio dell’eccezione di giudicato esterno; limiti alla capacità espansiva; valutazione delle prove in ordine a diverse annualità; tributi diversi; abuso del diritto: il giudicato esterno non vincola le controversie in tema di IVA; giudicato ultrattivo; obiter dicta; onere di provare il passaggio in giudicato; giudizio di rinvio e giudicato esterno preveniente e non sopravvenuto alla sentenza di rinvio della cassazione

Giudicato e giusto processo

Il giudicato va considerato un valore imprescindibile dell'ordinamento giuridico, che si ricollega anche al principio di cui all'art. 111 Cost. in tema di giusto processo, in quanto funge da presidio essenziale per la sua ragionevole durata. Il giudicato rappresenta l'aspetto terminale della vicenda processuale (che è evidentemente destinato a produrre effetti sul piano sostanziale) a cui viene assegnato valore vincolante ed immutabile. L'assegnazione di un valore stabile al giudicato corrisponde innanzitutto all'interesse generale e superiore della giustizia, oltre che a quello precipuo delle parti in causa, e comunque dà attuazione ad una serie di principi di diretta derivazione costituzionale (artt. 24 e 111 Cost.). Esso consente di dare effettiva applicazione al principio del giusto processo, assegnando stabilità, certezza, rapidità e coerenza agli accertamenti giudiziali, aspetti imprescindibili nell'esercizio di una dignitosa funzione giurisdizionale.

Il giudicato dà attuazione alla regola del ne bis in idem, secondo la quale, da un lato, ogni giudice non può giudicare una lite già definita (funzione negativa del giudicato) e, dall'altro lato, il giudice di una controversia connessa o logicamente dipendente da un'altra decisione passata in giudicato non può giudicare sui fatti già decisi, ma deve assumere questi fatti come presupposto per la sua decisione (funzione positiva del giudicato).

Il giudicato, quindi, oltre a garantire la certezza del diritto, consente anche di realizzare il principio di economia processuale che è proprio di ogni sistema giurisdizionale. Il giudicato non deve essere incluso nel fatto, ma è da assimilarsi, per natura ed effetti, agli elementi normativi: l'interpretazione del giudicato deve essere quindi considerata alla stregua dell'interpretazione di norme e non di fatti, negozi o atti giuridici. Per cui non solo i comportamenti (successivi) delle parti devono adeguarsi al giudicato, ma anche i giudici in seguito aditi devono subire la forza vincolante del giudicato.

 

Qualifica, rilevabilità e ratio dell’eccezione di giudicato esterno

Attraverso l'eccezione di giudicato esterno si mira a condizionare l'esito di un procedimento giudiziario, impedendo un nuovo accertamento su quei presupposti fattuali già oggetto di giudizio in una precedente sentenza passata in giudicato (relativa ad una controversia connessa). L’eccezione di cosa giudicata esterna è considerata secondo una precisa ricostruzione ermeneutica eccezione in senso stretto, mentre secondo altra impostazione trattasi di eccezione in senso lato, poiché è indisponibile l’interesse all’autorità dei giudicati.

L’eccezione di giudicato esterno1 è un'eccezione in senso lato, rilevabile d’ufficio2, in ragione della funzione, riconosciuta alla res judicata, di indispensabile presidio pubblicistico della giurisdizione, stante la sua efficacia preclusiva (o conformativa) in successivi giudizi tra le stesse parti. Si discute sulla natura processuale o di merito dell’exceptio rei iudicatae. La cd. exceptio rei iudicatae si atteggia di natura processuale in quanto nel caso di sua fondatezza impedisce al giudice di esaminare il merito della causa; il divieto del ne bis in idem, inteso come effetto negativo del giudicato che impedisce in un nuovo e futuro processo una pronuncia di merito sullo stesso effetto giuridico, opera se la parte resistente nei due processi non è diversa ossia se c’è identità di soggetti; essa è reputata di merito, viceversa, poiché il suo accoglimento determina il mero rigetto della domanda.

 

Pluralità di giudicati

Va precisato, che ove sulla medesima questione si siano formato due giudicati contrastanti, al fine di stabilire quale dei due debba prevalere occorre fare riferimento al criterio temporale, nel senso che il secondo giudicato prevale in ogni caso sul primo, sempre che la seconda sentenza contraria ad altra precedente non sia stata sottoposta a revocazione (Cass. Civ., sez. Tributaria, 16-03-2007, n. 62; Cass. n. 2082/1998; v. anche Cass. nn. 10169/1990; 833/1993; 6406/1999).

 

 

Giudicato esterno in sede di giudizio di legittimità

Il giudicato esterno, formatosi successivamente alla conclusione del giudizio di merito (o dopo il deposito del ricorso per cassazione), è deducibile e rilevabile nel giudizio di legittimità.

La relativa attestazione può essere prodotta, a seconda dei casi, con il deposito del ricorso o fino all’udienza di discussione, non operando qui la preclusione di cui all’art. 372 c.p.c3., il quale vieta nel giudizio di legittimità il deposito di atti o documenti non prodotti nei precedenti gradi Una volta accordata all’eccezione di giudicato esterno la natura di eccezione in senso lato, la res judicata sopravvenuta alla chiusura del giudizio di merito (o al deposito del ricorso per cassazione) deve considerarsi (documento) attinente all'ammissibilità del ricorso stesso.

 

Limiti alla capacità espansiva del giudicato tributario

Il riconoscimento della capacità espansiva del giudicato tributario può operare solo rispetto a quegli elementi costitutivi della fattispecie che, estendendosi a una pluralità di periodi d'imposta (i.e. le qualificazioni giuridiche preliminari all'applicazione di una specifica disciplina tributaria), assumono carattere tendenzialmente permanente, cosicché la situazione già accertata nel precedente giudizio non può formare oggetto di valutazione diversa, ove permangano immutati gli elementi di fatto e di diritto preesistenti, mentre non può chiedersene l'ultrattività per un'annualità diversa quando questa postula l'accertamento di ulteriori presupposti di fatto (Corte di Cassazione, sez. Tributaria, sentenza n. 17668 del 6 agosto 2014).

 

Valutazione delle prove in ordine a diverse annualità

Nell'ipotesi di valutazione delle prove in ordine a diverse annualità non è possibile applicare il giudicato, non potendo precludersi per ogni giudice il potere di valutare in modo autonomo e discrezionale le prove che gli sono offerte dalle parti che in periodi temporalmente distinti possono presupporre fatti differenti. Tale principio è stato statuito dalla Cass. civ. Sez. V, con sentenza del  06 agosto 2014, n. 17668.

 

Tributi diversi

Nel processo tributario l'efficacia espansiva del giudicato esterno non ricorre quando i separati giudizi riguardino (come nella specie) tributi diversi, stante la diversità strutturale tra le imposte, oggettivamente differenti, ancorché la pretesa impositiva sia fondata sui "medesimi presupposti di fatto" ovvero scaturisca "dalla medesima indagine di fatto" (Cass. 10-09-2014 n.19044 sez. T