Gonfiare le schede carburante è frode fiscale

di Roberta De Marchi

Pubblicato il 9 giugno 2014

costituisce reato fiscale gonfiare o comunque falsificare le schede carburante per ridurre il carico fiscale indicando rifornimenti mai effettuati

Con la sentenza n. 18698 del 6 maggio 2014 la III Sezione penale della Corte di Cassazione ha confermato che costituisce reato gonfiare o comunque falsificare le schede carburanti (nel caso di specie, il contribuente si è avvalso di schede-carburante per rifornimenti mai effettuati).



La difesa dell’imputato

Il contribuente spiega la discrasia rappresentata dalla diversità di date tra le ricevute ed i giorni di rifornimento nei quali la pompa di benzina era chiusa con il fatto che quando il distributore funzionava solo con il self-service, i suoi autisti andavano ugualmente a rifornirsi e, successivamente (quindi anche in data diversa) gli portavano la ricevuta del distributore automatico avendo in cambio la scheda-benzina che, quindi, recava una data diversa rispetto a quella dell’effettivo rifornimento.



La sentenza

Per la Corte, “a prescindere dal rilievo che, come è evidente, la prova di quanto asserito è nelle parole dello steso imputato cui, quindi, si dovrebbe credere per il solo fatto che sia lui ad asserirlo, è, comunque, un fatto che, proprio dal testo delle dichiarazioni del teste V. (riportate a f. 20 del ricorso) si evince, invece, che V. ha sostenuto il contrario e che la emissione della scheda recava ugualmente la data della ricevuta dell’automatico”.

Si ripropone, quindi, quel contrasto di versioni tra la difesa del ricorrente e le affermazioni del titolare del distributore di benzina “che i giudici di merito, avuto riguardo anche a tutte le altre emergenze (acquisizioni documentali, dichiarazioni degli operanti e di altri testi) hanno risolto annettendo credibilità al V. ed affermando la responsabilità dell’odierno ricorrente”.

In particolare, osserva la Corte, “ i giudici di merito hanno dato risalto ai riscontri incrociati eseguiti dalla G.d.F. a seguito dell’esame delle schede carburante relative al rifornimento eseguito presso il distributore di V.V. , delle schede dei mezzi in riparazione ed alle deposizioni del maresciallo R.G. ed a quelle del titolare del distributore V.V.. Ne è emerso che 'gran parte dei prelievi indicati nelle schede era avvenuta durante i giorni di chiusura dell’impianto di distribuzione' e che 'in alcuni giorni indicati sulle schede per il rifornimento di specifici automezzi, tali automezzi, ivi menzionati, si trovavano in realtà in riparazione presso officine e pertanto non potevano avere effettuato rifornimenti'”.

Viene poi posto in risalto, come fatto dalla corte d’appello, che a supporto della impostazione accusatoria opera anche la circostanza che “tutti i pagamenti per i prelievi di carburante - anche per importi notevoli - risulterebbero avvenuti in contante”.

Inoltre, osserva la Corte, in punto di diritto, che è sicuramente suggestiva ma infondata la questione giuridica che il ricorrente pone invocando l’applicazione, nel caso di s