Giudizio di ottemperanza o esecuzione forzata

Il contribuente, in caso di accoglimento del ricorso proposto avverso un atto reso dall’Amministrazione fiscale e ritenuto dallo stesso illegittimo, può attivare il giudizio di ottemperanza anche in caso di mancata statuizione di condanna per le somme medio tempore versate?

In altri termini, il ricorso alla procedura di ottemperanza alla sentenza emessa dal giudice tributario, prevista dall’art. 70 del D.Lgs. n. 546/1992, è consentito unicamente in presenza di una sentenza esecutiva, che, decidendo nel merito una controversia tra contribuente ed Erario, abbia impartito specifiche prescrizioni da eseguire?

Orbene, un recente arresto giurisprudenziale del giudice di legittimità (Cassazione, Sez. trib., Sent. 18 dicembre 2013 n. 28286) ha puntualizzato alcuni interessanti principi.

  • L’ottemperanza, in virtù di una lettura sistematica dell’art. 70 del Dlgs 546/1992, con il precedenteart. 69, nel quale è chiaro il riferimento alla condanna dell’Ufficio, è un meccanismo di esecuzione della sentenza resa dalla Commissione tributaria che contenga una statuizione di condanna; il ricorso per l’ottemperanza della sentenza del giudice tributario postula come condizione imprescindibile che la sentenza da eseguire contenga il dispositivo di condanna dell’Amministrazione finanziaria al pagamento delle somme riconosciute dovute al contribuente.

  • Il contribuente, una volta ottenuta una sentenza di riconoscimento dell’illegittimità parziale o totale di una pretesa fiscale adempiuta per effetto delle disposizioni, che prevedono il pagamento in corso di causa di parte dei carichi tributati richiesti dall’Ufficio, può avanzare istanza di rimborso e, all’esito dell’ulteriore inottemperanza, promuovere un’azione innanzi al giudice tributario per far dichiarare l’illegittimità del silenzio rifiuto e sollecitare per l’effetto la condanna dell’Amministrazione al pagamento dei relativi interessi; “in materia di processo tributario, posto che l’art. 68, comma 2, del D.Lgs. n. 546/1992, prevede il rimborso d’ufficio del tributo corrisposto in eccedenza entro novanta giorni dalla notificazione della sentenza che ha accolto il ricorso del contribuente, quest’ultimo, qualora non riceva detto rimborso, non può adire direttamente il giudice tributario, ma deve prima sollecitare il rimborso in sede amministrativa, e solo successivamente può impugnare il diniego, anche tacito, ai sensi dell’art. 19, comma 1, lett. g) del citato decreto”.

  • La disciplina prevista dall’art. 70 cit. si rivolge esclusivamente alle ipotesi in cui la sentenza del giudice tributario abbia accolto, in via definitiva, il ricorso inteso ad ottenere il rimborso di un tributo corrisposto mediante versamento o ritenuta diretta;tale ipotesi nettamente si differenzia da quelle in cui si è in presenza dell’impugnazione di un atto impositivo, rispetto al quale il contenuto della sentenza è costituito dall’accoglimento dell’impugnazione.

  • E’ inammissibile il ricorso alla suddetta procedura di ottemperanza per ottenere un rimborso d’imposta, ove il giudice tributario non abbia deciso in ordine ad un’istanza di rimborso, ma si sia limitato ad accertare l’illegittimità di un avviso di rettifica in virtù del quale sia stata richiesta al contribuente la restituzione del rimborso.

Secondo diversa scelta ermeneutica il rapporto e la netta differenziazione del giudizio di ottemperanza rispetto al processo esecutivo disciplinato dal codice di rito e gli scopi che sono propri del giudizio di ottemperanza rispetto al processo esecutivo ordinario comportano queste conseguenze.

  • Il giudizio di ottemperanza è un rimedio da utilizzare anche e specialmente nei casi in cui nel giudicato da eseguire manchi la statuizione di condanna al pagamento delle somme1.

  • I due strumenti di esecuzione2 si pongono tra loro in rapporto di concorrenzialità e alternatività (a scelta del contribuente). Fermo restando che per procedere all’esecuzione forzata ordinaria la sentenza da eseguire dovrà…

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