La fiscalità del fondo patrimoniale

L’IRDCEC, l’istituto di ricerca dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, nel documento n.27, del 18 dicembre 2013, si occupa della disciplina civilistica e fiscale del fondo patrimoniale, strumento di difesa del patrimonio familiare dall’aggressione dei terzi creditori. Dopo un’analisi della disciplina civilistica, l’Istituto affronta le questioni fiscali sia:

dal punto di vista delle imposte dirette (tassazione delle plusvalenze ai sensi dell’art. 4 del DPR 917/86 e dei redditi derivanti dal fondo al 50% tra i coniugi, a prescindere dalla titolarità dei beni sottostanti);

dal punto di vista delle imposte indirette, legate alla fase di costituzione del fondo.

Aspetto civilistico
L’art. 167 c.c., prevede che il fondo patrimoniale possa essere costituito dai due coniugi con atto pubblico o da un terzo, anche mediante testamento, e consistere nella destinazione di determinati beni al soddisfacimento dei bisogni della famiglia, al fine di garantire a questa ultima una certa stabilità economica nel caso di dissesto dei singoli patrimoni dei coniugi. Conseguentemente, nella misura in cui i frutti provenienti dai beni appartenenti al fondo sono in grado di assicurare alla famiglia il tenore di vita prescelto, i coniugi possono, legittimamente, sottrarre alla contribuzione ai bisogni familiari sia i beni personali che quelli in comunione legale.
Possono essere oggetto del fondo i beni:

immobili;

mobili iscritti nei pubblici registri e i titoli di credito;

i titoli, tuttavia, devono essere vincolati rendendoli nominativi con annotazione del vincolo o “in altro modo idoneo”.

Il fondo viene costituito:

con atto pubblico su iniziativa di uno dei coniugi o di entrambi;

ad opera di un terzo, anche mediante testamento.

L’art. 168, comma 3, c.c., stabilisce che per l’amministrazione del fondo valgono le regole dettate per i beni appartenenti alla comunione legale secondo cui:

l’ordinaria amministrazione spetta ai coniugi disgiuntamente;

mentre è necessaria un’azione congiunta per il compimento di atti eccedenti l’ordinaria amministrazione.

Il successivo articolo l’art. 169 c.c. prevede che per alienare, ipotecare, dare in pegno i beni del fondo, è in ogni caso necessario il consenso di entrambi i coniugi, salvo diverse pattuizioni.

Esecuzione sui beni del fondo patrimoniale
In deroga al principio generale di cui all’art. 2740 c.c., sussistono alcuni limiti allo svolgimento dell’azione esecutiva dei terzi creditori dei coniugi: in particolare, l’esecuzione non potrà avere luogo sui beni del fondo e sui loro frutti nell’ipotesi in cui il creditore sia a conoscenza del fatto che il debito è stato contratto per scopi estranei al fabbisogno familiare (art. 170 c.c.).
In deroga al principio generale di cui all’art. 2740 c.c., sussistono alcuni limiti allo svolgimento dell’azione esecutiva dei terzi creditori dei coniugi: in particolare, l’esecuzione non potrà avere luogo sui beni del fondo e sui loro frutti nell’ipotesi in cui il creditore sia a conoscenza del fatto che il debito è stato contratto per scopi estranei al fabbisogno familiare (art. 170 c.c.).
La prevalente giurisprudenza di merito, ritiene che, il fondo patrimoniale sia opponibile all’esecuzione anche nei confronti dell’amministrazione finanziaria, dal momento che i debiti fiscali dei coniugi non possono considerarsi strumentali al soddisfacimento dei bisogni familiari.
La giurisprudenza di legittimità ha, in diverse occasioni, ravvisato la sussistenza del reato di cui all’art. 11, del D.Lgs. n. 74 del 2000, nella costituzione di un fondo patrimoniale, da parte di coniugi fortemente indebitati con il Fisco.
Il documento dell’IRDCEC afferma che “tale principio…

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