Agevolazioni prima casa anche per i lavoratori a tempo determinato

Con la risposta all’interrogazione parlamentare n.5/08387 del 7 novembre scorso, il Ministero delle Finanze, tramite il suo viceministro, ha chiarito che le agevolazioni sulla prima casa sono previste i anche per chi ha un contratto di lavoro a tempo determinato, precisando che il beneficio dell’agevolazione può essere concesso a prescindere dal tipo di attività lavorativa svolta, includendo anche le attività di volontariato, studio o attività sportiva. Se si acquista una prima casa da un’impresa, si dovrà pagare l’Iva al 4 per cento, quindi con l’aliquota ridotta mentre se l’acquisto viene effettuato da parte di un privato, si pagherà l’imposta di registro con aliquota ridotta al 3 per cento anziché al 7 per cento.

 

L’istanza posta al Ministro dell’Economia

L’istanza posta al Ministro dell’Economia e delle Finanze è basata sul contenuto della nota 2-bis) dell’articolo 1 della tariffa, parte prima, allegata al testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131; tale norme permette di accedere alle agevolazioni sull’imposta di registro al 3 per cento per l’acquisto della «prima casa» a patto che «l’immobile sia ubicato nel territorio del comune in cui l’acquirente ha o stabilisca entro un anno dall’acquisto la propria residenza o, se diverso, in quello in cui l’acquirente svolge la propria attività».

La norma è stata interpretata dall’Agenzia delle Entrate in modo tale che il lavoratore deve avere un contratto a tempo indeterminato per poter accedere all’agevolazione; l’agevolazione non decade se il lavoratore a tempo indeterminato perde il proprio lavoro; tale interpretazione determina un’evidente disparità tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato, in un periodo in cui i primi sono sempre più numerosi e, soprattutto, la flessibilità del mercato del lavoro farà si che, anche in futuro, sia questa la tipologia di lavoro prevalente.

In una fase di crisi economica che ha portato, tra le altre cose, anche ad un calo dei rogiti di circa il 20 per cento, una diversa interpretazione della norma potrebbe, oltre a sanare l’ingiustizia sopra evidenziata, aiutare uno dei settori trainanti dell’economia italiana che si trova in forte crisi e di conseguenza produrre maggiori entrate. Appare opportuno , quindi, sapere se non si ritenga opportuno intervenire nei confronti dell’Agenzia delle Entrate al fine di modificare l’interpretazione della nota 2-bis) all’articolo 1 della Tariffa, Parte Prima, allegata al testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, al fine di considerare in termini complessivi l’attività lavorativa svolta dall’acquirente della prima casa, senza applicare distinzioni tra lavoro a tempo determinato e lavoro a tempo indeterminato.

 

Le agevolazioni fiscali sulla prima casa

Occorre preliminarmente evidenziare che la norma agevolativa sulla “prima casa” prevede importanti agevolazioni fiscali. Se in capo agli acquirenti, nel caso sia applicabile il regime imponibile IVA, ricorrono le condizioni per l’applicazione dei benefici collegati alla prima casa trova applicazione il n. 21), della Tabella A, Parte Seconda, allegata al D.P.R. n. 633 del 1972, che richiama la nota II-bis) all’art. 1 della Tariffa, Parte Prima, allegata al testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro, approvato con D.P.R. n. 131/1986, che prevede l’applicazione dell’aliquota del 4% (o l’imposta del 3%in alternativa se la cessione non è soggetta ad IVA).

Si rammenta che, ai sensi della richiamata nota II-bis), per l’applicabilità delle agevolazioni “prima casa” è necessario che:

  • l’abitazione trasferita deve essere una casa di abitazione “non di lusso” e quindi non presentare le caratteristiche “di lusso” indicate dal D.M. 02.08.1969 , indipendentemente dall’anno di costruzione;

  • l’acquirente non sia…

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