Contabilità in nero: sì ai ricavi, ma i costi vengono riconosciuti?

di Francesco Buetto

Pubblicato il 12 gennaio 2013

in caso di reperimento di documenti contabili "occulti", il Fisco può rettificare i ricavi dell'impresa senza tener conto di eventuali costi?

A fronte di maggiori ricavi, ricostruiti attraverso una contabilità “in nero”, viene legittimato l’accertamento analitico-induttivo da parte dell’ufficio, senza il parallelo riconoscimento di costi.

Sono queste le conclusioni cui giunge la Corte di Cassazione nella sentenza n.20110 del 16 novembre 2012, che ribalta il pensiero espresso dai giudici di merito, che avevano accolto le osservazioni del titolare di un sexy shop sulla omessa considerazione di maggiori costi.

 

Il processo

L’agenzia delle entrate notificò al contribuente – titolare di un sexy shop- due avvisi di accertamento in rettifica dei redditi dichiarati per gli anni 1998 e 1999.

Tali atti vennero basati sul rinvenimento, presso l’abitazione del contribuente, di documentazione extracontabile riferita agli effettivi incassi giornalieri, nonchè sull’individuazione di un conto corrente postale sul quale erano stati accreditati importi derivanti da vendite per corrispondenza di articoli per soli adulti.

Il contribuente propose ricorso, che la commissione tributaria provinciale accolse parzialmente, condividendo l’assunto circa la ingiustificata omessa considerazione, al pari dei maggiori ricavi, altresì di maggiori costi induttivamente determinabili. La sentenza venne confermata dalla commissione tributaria regionale.

Avverso la decisione di secondo grado l’agenzia delle entrate ha proposto ricorso