La costituzione in giudizio del ricorrente: i trenta giorni decorrono dalla data di spedizione o dal momento dell’effettiva ricezione del ricorso da parte del resistente?

Cambio di rotta della Suprema Corte: il dies a quo ai fini della tempestività della costituzione in giudizio del ricorrente decorre dalla ricezione dell’atto da parte del destinatario. Nell’ordinanza n. 4002 del 13 marzo 2012 (udienza dell’8 febbraio 2012), qui commentata, i giudici della Corte di Cassazione intervengono su uno degli aspetti più complessi dell’intero giudizio tributario, soffermandosi sulle condizioni della mancata tempestiva costituzione del ricorrente che legittimano l’inammissibilità dell’appello.
 
In particolare, la pronuncia della Suprema Corte tratta il tema dell’individuazione del dies a quo del termine di trenta giorni dalla proposizione del ricorso ex art. 22, comma 1 del D. Lgs. n. 546/1992 (disposizione richiamata anche in grado di appello), ai fini della tempestiva costituzione in giudizio del ricorrente (o appellante) nel processo tributario, nei casi di notificazione a mezzo di servizio postale mediante spedizione dell’atto in plico raccomandato con avviso di ricevimento, ai sensi dell’art. 16, comma 3 del medesimo decreto. Chiarendo come, ai fini della tempestività (o meno) della costituzione in giudizio, rilevi esclusivamente il momento dell’effettiva ricezione del ricorso da parte del resistente, indipendentemente dalla data di spedizione dello stesso.
 
Per comprendere quali sono gli effetti, a livello interpretativo, dell’ordinanza in commento nell’attuale contesto giurisprudenziale, è necessario ripercorrere, in un breve excursus, le tappe del processo interpretativo delle disposizioni che disciplinano l’instaurazione del contenzioso tributario.
 
Ordinariamente, il giudizio tributario è introdotto mediante il deposito del ricorso presso la competente Commissione Tributaria Provinciale, da proporsi – a pena di inammissibilità – entro il termine di sessanta giorni dalla data di notificazione dell’atto impugnato (art. 21, c. 1)1. La proposizione del ricorso avviene mediante notifica all’ufficio o all’ente che ha emesso l’atto avverso il quale si ricorre, ovvero che non ha emesso l’atto richiesto, nel caso di silenzio diniego di rimborso. Stante la previsione di cui all’art. 20, c. 1, la notificazione dell’atto viene di norma eseguita dall’Ufficiale Giudiziario, mediante consegna al destinatario di copia dell’atto conforme all’originale da notificarsi, ai sensi degli artt. 16, cc. 1 e 2 del D. Lgs. n. 546/1992 e 137 ss. c.p.c. in combinato disposto tra loro. Tuttavia, ai sensi del comma 3 dell’articolo 16, la notificazione può essere fatta direttamente a mezzo del servizio postale, mediante spedizione dell’atto in plico senza bustaraccomandato con avviso di ricevimento. In proposito dispone ulteriormente il comma 5 della medesima norma prevedendo che, in caso di notificazione a mezzo posta, quest’ultima deve considerarsi come avvenuta nella data di spedizione dell’atto, precisando la decorrenza dei termini a partire dalla data in cui l’atto è ricevuto dal destinatario.
 
La duplice interpretazione fornita nella causa de qua dal Giudice Relatore, in contrapposizione alla posizione assunta dalla Corte in Camera di Consiglio, è conseguenza proprio della diversa rilevanza attribuita alle norme in oggetto, in relazione alla modalità di notifica prescelta dal ricorrente, o appellante.
 
In particolare, il Giudice Relatore prende spunto da un’interpretazione letterale della norma di cui all’art. 22, c. 12 per ancorare la decorrenza del termine per la costituzione in giudizio del ricorrente (appellante) soltanto e direttamente alla spedizione dell’atto3 – a prescindere dalla data di ricezione dello stesso da parte del destinatario4 – sull’assunto che, nel disciplinare le modalità di deposito dell&…

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