Le problematiche relative alla tassazione di associazione in partecipazione e nuovo regime di tassazione delle rendite finanziarie

di Fabio Carrirolo

Pubblicato il 23 giugno 2012

come impatterà l'applicazione dell'aliquota unica del 20% per la tassazione delle rendite finanziarie sui contratti di associazione in partecipazione?

Aspetti generali

Nel contratto di associazione in partecipazione, come pure nel contratto di cointeressenza, con i dovuti adattamenti – in forza del rinvio contenuto dell’art. 2554 c. 1 c.c.:

  • i terzi acquistano diritti e assumono obbligazioni soltanto verso l'associante (art. 2551), ovvero verso il cointeressante;

  • la gestione dell'impresa o dell'affare spetta all'associante, ovvero al cointeressante; il contratto può determinare quale controllo possa esercitare l'associato (cointeressato) sull'impresa o sullo svolgimento dell'affare; l'associato (cointeressato) ha in ogni caso diritto al rendiconto dell'affare compiuto, o a quello annuale della gestione se questa si protrae per più di un anno (art. 2552).

A tale proposito, occorre tener presente quanto segue:

  • il contratto di associazione in partecipazione attribuisce all’associato una partecipazione agli utili dell’associante verso il corrispettivo di un determinato apporto: se tale apporto è di capitale o misto, si determina l’«equiparazione» agli utili, diversamente – se si tratta di apporto di lavoro -, le «remunerazioni» sono totalmente deducibili e totalmente imponibili in capo ai due contraenti;

  • il contratto di cointeressenza si «sdoppia» nelle seguenti due tipologie:

    • cointeressenza «impropria», nella quale si ha la partecipazione agli utili dell’impresa senza partecipazione alle perdite, ma con il corrispettivo costituito da un determinato apporto, che può essere di capitale, ovvero di opera e/o servizi: tale situazione è comunque caratterizzata «dalla possibilità di concorrere agli eventuali utili di un affare, quale corrispettivo del versamento di una somma al titolare dell’affare medesimo, in sostituzione degli interessi sulla somma stessa» (Cass., Sez. I civ., 18.7.1969, n. 2671);

    • cointeressenza «propria», nella quale si ha la partecipazione sia agli utili che alle perdite dell’impresa, ma senza prevedere alcun apporto da parte del cointeressato.

In tale contesto normativo, l’equiparazione agli utili non risulta applicabile:

  • relativamente ai contratti di associazione in partecipazione, se l’apporto è di capitale o misto;

  • relativamente ai contratti di cointeressenza: se l’apporto è di capitale, misto o assente.

 

L’indeducibilità delle remunerazioni dei contratti

Per effetto dell’art. 109, c. 9, lett. b, del TUIR, non sono deducibili le remunerazioni dovute sulla base di contratti di associazione in partecipazione e di cointeressenza impropria, se è previsto un apporto diverso da quello di opere e servizi: la norma è finalizzata ad evitare che una partecipazione al capitale dell’impresa possa venir «mascherata» attraverso l’adozione di una delle richiamate forme contrattuali, così da consentire all’associante (o al cointeressante) di portare in deduzione dei componenti reddituali negativi che altrimenti sarebbero risultati del tutto indeducibili, dovendosi qualificare come utili corrisposti (in tal senso, vedasi la relazione di accompagnamento al D.Lgs. 12.12.2003, n. 344).

Secondo l’attuale formulazione dell’art. 47, c. 2, per. 1, del TUIR, è stabilito che «le remunerazioni dei contratti di cui all'articolo 109, comma 9, lettera b), concorrono alla formazione del reddito imponibile complessivo nella stessa percentuale di cui al comma 1, qualora il valore dell'apporto sia superiore al 5 per cento o al 25 per cento del valore del patrimonio netto contabile risultante dall'ultimo bilancio approvato prima della data di stipula del contratto nel caso in cui si tratti di società i cui titoli sono negoziati in mercati regolamentati o di altre partecipazioni (…)».

In ragione della mancanza, nella cointeressenza propria, di un apporto, le disposizioni richiamate non si rendono però applicabili, così come non si rende applicabile la regola dell’assimilazione agli utili.

Se il cointeressato è un soggetto IRES, gli «utili» da questo percepiti (che sono tali per finzione giuridica) concorrono alla formazione del suo reddito d’impresa nella misura del 5% dell’ammontare (art. 89, TUIR), mentre in capo al cointeressante risulta integralmente deducibile la «remunerazione».

Tale conclusione è coerente con l’art. 95, sesto comma, del TUIR, il quale dispone che «fermo restando quanto disposto dall’art. 109, comma 9, lett. b) le partecipazioni agli utili spettanti (---) agli associati in partecipazione sono computate in diminuzione del reddito dell’esercizio di competenza, indipendentemente dalla imputazione al conto economico».

 

La cessione dei contratti

Specifici effetti fiscali sono prodotti, a norma dell’art. 67 del TUIR, in conseguenza della produzione di plusvalenze imponibili tra i redditi diversi. In particolare, per effetto della riforma IRES:

  • nella lettera c) del primo comma dell’articolo è stato aggiunto un ultimo periodo, riguardante le plusvalenze derivanti dalla cessione di contratti di associazione in partecipazione e di cointeressenza, se il valore dell’apporto supera la soglia