Operazioni intracomunitarie senza iscrizione VIES

L’acquisto di beni intracomunitari effettuato da un soggetto economico non regolarmente iscritto all’archivio Vies non si considera una transazione intracomunitaria esente da IVA. Con risoluzione ministeriale 27 aprile 2012, n. 42/E, l’Agenzia delle Entrate precisa che senza iscrizione al Vies, l’acquisto effettuato da una società italiana presso un’azienda con sede in un altro Stato Ue è rilevante ai fini IVA nel Paese del fornitore e non si può applicare il regime del reverse charge.
 
Istanza di interpello e soluzione prospettata
Una società Beta, in data 18 ottobre 2010 aveva sottoscritto, con la ditta tedesca ALFA, un contratto per la fornitura di pannelli fotovoltaici da installarsi su un immobile; la predetta fornitura doveva avvenire entro la 41° settimana dell’anno 2010, tuttavia, l’ordine sì è perfezionato solamente nel mese di aprile 2011.
Con riferimento alla consegna dei beni, la ditta tedesca aveva emesso la relativa fattura che riportava la seguente dizione “Transazione intracomunitaria esente IVA”.
Successivamente alla transazione, tuttavia, la citata ditta tedesca aveva proceduto ad effettuare l’interrogazione al sistema VIES, verificando l’invalidità del numero di partita IVA della società istante, dovuta all’intercorsa modifica della normativa.
Non appena ricevuta la merce è stata presentata istanza di iscrizione nell’archivio VIES, ma tale inserimento è avvenuto solo dal 31° giorno successivo alla presentazione della domanda.
Il quesito posto dalla società istante, quindi, riguardava il corretto regime IVA applicabile all’operazione effettuata, consistente in un acquisto di beni dalla ditta tedesca.
L’istante, in via interpretativa, riteneva che l’acquisto fosse da considerarsi come intracomunitario assolvendo l’IVA con l’inversione contabile (reverse charge), atteso che gli accordi tra le parti si erano perfezionati in data antecedente l’entrata in vigore dei provvedimenti del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 29/12/2010 relativi al VIES.
 
Il parere dell’Agenzia delle entrate
In prima battuta i tecnici dell’Amministrazione finanziaria ripercorrono la normativa riferimento che risiede nella disposizione codificata dal codice iva nell’ambito dell’art. 35 del D.P.R. n. 633 del 1972, come modificato dall’art. 27, comma 1, del D.L. n. 78 del 2010 – convertito dalla legge n. 122 del medesimo anno.
In sostanza, il soggetto passivo d’imposta che intende effettuare operazioni intracomunitarie deve chiedere autorizzazione all’Agenzia delle entrate, manifestandone la volontà attraverso una procedura specifica finalizzata all’iscrizione nell’archivio informatico (di seguito VIES) dei soggetti autorizzati a porre in essere le predette operazioni (cfr. art. 35, c. 2, lett. e-bis e comma 7-bis del D.P.R n. 633 del 1972).
In particolare, nel provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 29/12/2010 n. 188376 viene specificato che, per coloro che già possiedono un numero di partita IVA, la predetta volontà viene espressa mediante apposita istanza da presentare direttamente ad un ufficio dell’Agenzia delle entrate; viceversa, per i soggetti non titolari della predetta posizione IVA, tale volontà va manifestata in sede di dichiarazione d’inizio di attività, attraverso la compilazione del campo Operazioni intracomunitarie” del Quadro I dei modelli AA7 (soggetti diversi dalle persone fisiche) e AA9 (imprese individuali e lavoratori autonomi).
In mancanza di un diniego espresso da parte dell’Agenzia delle entrate, decorsi trenta giorni dalla presentazione dell’istanza, la posizione del soggetto richiedente viene inserita nell’archivio VIES; tale effetto si produrrà anche in caso di silenzio da parte dell…

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