Il progetto di riforma delle sanzioni tributarie

La bozza dello schema di disegno di legge delega per la revisione del sistema fiscale prevede anche la riforma del sistema sanzionatorio sia penale che amministrativo.
Si tratta di una rivisitazione necessaria di un coacervo normativo quanto mai “singolare”, se si pensa ai complicati criteri di calcolo per la determinazione delle sanzioni amministrative pecuniarie previste dai decreti legislativi 471 e 472 del 1997.
La stratificazione normativa successiva, tesa a premiare il comportamento di chi aderisce alle contestazioni dell’Ufficio o rinuncia al contenzioso (PVC, accertamento con adesione, conciliazione, etc), ha portato alla situazione attuale in cui, di fatto, le sanzioni piene non vengono praticamente mai irrogate, e ciò anche quando sia palese e grave il comportamento evasivo del contribuente (costi fittizi, versamenti bancari in contanti non giustificati, etc).
Lo stesso presidente del CNDCEC, in una intervista del 2009, aveva dichiarato, infatti, che “Un passo fondamentale sarebbe però quello di spingere finalmente il sistema tributario nella direzione … di un fisco leggero e di sanzioni pesanti. Invece, salvo sporadiche e circoscritte eccezioni, abbiamo assistito a una deriva in senso opposto: un fisco sempre più pesante e sanzioni sempre più leggere”.
 
Nuove sanzioni penali
Nell’auspicata direzione sembrerebbe andare l’articolo 9 della bozza di ddl delega, che prevede, innanzitutto, la riforma del sistema sanzionatorio penale secondo criteri di predeterminazione e proporzionalità rispetto alla gravità dei comportamenti, dando rilievo alla configurazione del reato tributario per i comportamenti fraudolenti, simulatori o finalizzati alla creazione e utilizzo di documentazione falsa.
Inoltre, è prevista la revisione della specifica fattispecie sanzionatoria della dichiarazione infedele, nonché del sistema sanzionatorio amministrativo – sembrerebbe nel suo complesso – al fine di migliorare la correzionale, nel rispetto del principio di proporzionalità, delle sanzioni all’effettiva gravita dei comportamenti.
Peraltro, viene anche conferita la delega al governo per individuare talune fattispecie di minore gravità per cui si renderanno applicabili le sanzioni amministrative, anziché quelle penali.
Tali linee guida per la riforma del sistema sanzionatorio penale non dovrebbero introdurre particolari novità rispetto a quello attuale, cristallizzato nel D.Lgs. 74/20001, che è già informato ai predetti principi.
Infatti, l’attuale decreto è stato introdotto al fine di reprimere quei crimini connotati da rilevante offensività degli interessi fiscali e da dolo specifico di evasione, tralasciando, invece, la repressione di quelle condotte illegittime sotto il profilo formale o soltanto prodromiche all’evasione: si tratta di finalità che sembrerebbero, appunto, caratterizzare anche la delega in oggetto.
In precedenza, invece, nella vigenza della legge 516/19822, anche nota come “manette agli evasori”, l’impostazione del legislatore era completamente diversa: in quella sede, infatti, si erano resi penalmente rilevanti tutti i comportamenti potenzialmente evasivi, anche formali o prodromici all’evasione vera e propria, con la conseguenza che presto i tribunali rimasero ingolfati da questo tipo di procedimenti penali.
 
Condotte elusive senza rilievo penale
Ritornando alla bozza del ddl recante la delega per la riforma del sistema fiscale, un accenno a parte merita la previsione normativa per cui il governo delegato dovrà provvedere alla depenalizzazione dei comportamenti elusivi.
È appena il caso di ricordare, a tal proposito, che l’articolo 3 della stessa bozza prevede la revisione dell’impianto normativo recante le disposizioni antielusive, e nei criteri…

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