Il controllo automatizzato è senza confronto

Con sentenza n. 7329 dell’11 maggio 2012 (ud. 7 febbraio 2012) la Corte di Cassazione ha confermato che nell’ipotesi di dichiarato e non versato non è necessario nessun confronto preliminare con il contribuente.
 
Il fatto
L’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della CTR della Lombardia, con la quale, accogliendo l’appello della M. s.p.a., è stata annullata la cartella di pagamento emessa nel 2007 nei confronti della contribuente, a seguito di controllo automatizzato del D.P.R. n. 633 del 1972, ex art. 54 bis a titolo di omessi versamenti periodici (e tardivo versamento del saldo) dell’IVA per l’anno 2003, oltre sanzioni ed interessi, per un totale di circa Euro 8.600.000,00. Nel corso del giudizio di primo grado, l’Ufficio aveva inoltre proceduto al parziale sgravio della cartella per l’importo di circa Euro 6.400.000,00 (per il quale era già intervenuto il versamento da parte della società a seguito di “ravvedimento operoso”), per cui in appello la somma residua in discussione, relativa a sanzioni e interessi, era pari a circa Euro 2.200.000,00.
Il giudice d’appello è pervenuto alla conclusione dell’annullamento totale della cartella in base all’accertata omissione della comunicazione d’irregolarità prevista dal citato D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 bis e ribadita dalla L. n. 212 del 2000, art. 6, c. 5, (Statuto del contribuente), “senza che, ad avviso del giudice a qua, potesse ritenersi che nella specie non sussistessero incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione, come dimostrato dal fatto che l’Ufficio aveva provveduto allo sgravio di quanto ingiunto a titolo di capitale”.
 
Il diritto
L’Agenzia delle entrate, premesso che nella fattispecie la cartella impugnata concerne l’omesso versamento dell’IVA dichiarata dalla contribuente, denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 6 e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 bis sostenendo la tesi secondo la quale, in ipotesi di liquidazione dell’IVA in base alla dichiarazione, trova esclusiva applicazione, in quanto norma speciale, il citato art. 54 bis, con la conseguenza che la comunicazione dell’esito della liquidazione è dovuta soltanto qualora, ai sensi del comma 3 di tale disposizione (come modificato dal D.L. n. 203 del 2005, art. 2 conv. in L. n. 248 del 2005), dal controllo automatico emerga un “risultato diverso rispetto a quello indicato nella dichiarazione”, ovvero dai controlli eseguiti ai sensi del comma 2 bis emerga “un’imposta o una maggiore imposta”.
Inoltre, viene denunciata, in via subordinata, la violazione della L. n. 212 del 2000, art. 6, c. 5, censurando la sentenza impugnata là dove il giudice a quo ha ritenuto la sussistenza nella specie di incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione, con conseguente obbligo di invito al contribuente a fornire chiarimenti o a produrre documenti mancanti, pur in presenza di cartella avente ad oggetto, come detto, esclusivamente omessi o tardivi versamenti dell’imposta dichiarata.
 
La sentenza
La Corte, innanzitutto, osserva che non è corretta, in linea teorica, la tesi della ricorrente secondo la quale il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 bis, c. 3, costituisce norma speciale (in materia di IVA) rispetto al la L. n. 212 del 2000, art. 6, c. 5, (Statuto del contribuente), con conseguente esclusiva applicabilità, nella specie, della prima disposizione.
La portata applicativa dell’obbligo di comunicazione al contribuente dell’esito della liquidazione dell’imposta in base alla dichiarazione, previsto dal D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 bis per l’IVA (così come dall’omologo del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis per le imposte sui redditi) per il caso in cui emerga un “risultato diverso” rispetto al dichiarato o “un’imposta o una maggiore imposta”, è, infatti, “differente e, per certi aspetti, più ristretta …

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