Leggendo qua e là: il “tovagliometro”


Su Il Sole 24 Ore di oggi:

la sentenza della Cassazione riportata a pag.34, a proposito del “tovagliometro”, innesca diverse riflessioni.

 

La sentenza afferma, in sintesi, che è “fatto normale che il cliente consumi un solo tovagliolo per ogni pasto”. Per cui è legittimo presumere il numero dei pasti serviti (e con esso i ricavi effettivi) sulla base del numero dei tovaglioli consumati.

 

Il principio sottostante a questa sentenza, è che la presunzione non deve  consistere nel trovare un fatto ignoto (nel caso, il numero dei pasti effettivamente erogati) che consegua “necessariamente” da un fatto noto (nel caso, il numero dei tovaglioli consumati). E’ invece sufficiente che il fatto ignoto sia “probabilmente” conseguente al noto. O meglio, “ragionevolmente probabile” che quella sia la vera conclusione.

 

In sostanza, è passato il principio secondo cui è accettabile che ad ogni tovagliolo corrisponda un pasto, pur non essendo questa l’unica conseguenza necessaria.

 

Il contribuente perciò (un ristoratore, come avrete già compreso) si è visto notificare un accertamento basato su questo meccanismo perverso e, a quanto pare, ha ormai perso la causa in quanto quella che stiamo commentando è una sentenza della Cassazione (16048/2005).

 

Dicevo delle riflessioni:

dal fatto commentato pare che si tratti di tovaglioli di carta; la prima riflessione che mi viene in mente è la curiosità di sapere come si sarebbe comportato l’ufficio accertatore in presenza di tovaglioli di tessuto e come avrebbe utilizzato le conseguenti spese di lavanderia.

 

A parte questa riflessione, che se volete è la più banale, mi pare evidente che la sentenza si fondi in realtà su una doppia presunzione, che come tale è assolutamente censurabile. La prima presunzione infatti è che il cliente del ristorante consumi “un solo tovagliolo” per ogni pasto.

 

Non vi pare che in molti casi questa non sia la verità?

 

Provate voi a mangiare del pesce con un solo tovagliolo di carta (specialmente quando vi servono cozze, vongole alla marinara ecc… prelibatezze della mia zona) e poi mi saprete dire… Personalmente ne consumo almeno una dozzina !

 

Inoltre, se io vado al ristorante al mattino per la colazione e consumo cappuccio e cornetto ? Ho consumato un pasto ?

 

Non divaghiamo… Questa era la prima presunzione. Adesso vi dimostro qual è la seconda.

 

La seconda presunzione è considerare che ad un certo numero di tovaglioli corrisponda un certo numero di pasti, composti mediamente da determinate portate e sulla base di questo trovare i ricavi conseguiti dal malcapitato contribuente.

 

Riassumendo:

presunzione n.1 – un tovagliolo, un pasto

presunzione n.2 – un pasto, un incasso di una certa entità

 

Quindi, se il mio ragionamento è esatto, la Cassazione ha operato una doppia presunzione, dato che il contribuente, nel periodo di imposta considerato, potrebbe aver servito parecchi pasti composti da un primo e caffè ed un minor numero di pasti “più ricchi”. Oppure il contrario, chi lo sa?

 

In conclusione, la doppia presunzione non può operare nel diritto tributario, come più volte ribadito dalla giurisprudenza, ma in questo caso la Cassazione ha tradito se stessa.

 

Ah, dimenticavo un’altra riflessione:

se andate al ristorante e ci sono i tovaglioli di carta, chiedete uno sconto se gliene consumate un pacco. Se il ristoratore vi guarda male, portategli questa sentenza della Cassazione!!!

a cura di ROBERTO MAZZANTI


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