Accertamento bancario: prova analitica a carico del contribuente

di Raffaello Russo

Pubblicato il 12 maggio 2022

Nei casi di accertamenti bancari , il contribuente è onerato di fornire la prova contraria, dimostrando che le movimentazioni poste alla base della rettifica non sono riferibili ad operazioni fiscalmente rilevanti.
Tale prova deve essere analitica, con la dimostrazione che ogni singolo e specifico versamento bancario sia estraneo a fatti imponibili o che sia stato già inserito in dichiarazione.

L’accertamento bancario

accertamenti bancari prova contribuenteL'accertamento bancario è uno dei principali strumenti utilizzati dall’Agenzia delle Entrate per individuare redditi e ricavi non dichiarati.

Si tratta, in sostanza, di indagini finanziarie che vengono effettuate dall'Amministrazione finanziaria per controllare i movimenti bancari del contribuente.

L'obiettivo del Fisco è controllare la corrispondenza di ogni singola movimentazione effettuata dal contribuente (versamenti bancari e prelievi) con i redditi dichiarati da quest'ultimo ai fini dell'accertamento del maggior reddito.

L’Agenzia delle Entrate può far ricorso alle indagini finanziarie anche se non ci sono gravi indizi di evasione senza avere alcun obbligo di allegazione di documenti ulteriori; tanto, sulla base della presunzione di cui all’art. 32, comma. 1, n. 2, del D.P.R. n. 600/1973 dettata in materia di imposte sui redditi, secondo la quale i prelevamenti e gli importi riscossi nell’ambito di rapporti bancari, in difetto di indicazione del soggetto beneficiario o in mancanza di annotazione nelle scritture contabili, sono considerati ricavi o compensi posti a base delle rettifiche operate ai sensi degli artt. 38-41 dello stesso decreto, ove il contribuente non dimostri che ne ha tenuto conto nella dichiarazione dei redditi ovvero che tali somme rimangono escluse dalla formazione dell’imponibile.