Infedele asseverazione e dichiarazione fraudolenta

E’ configurabile il reato di dichiarazione fraudolenta mediante “altri artifizi” laddove sia stata presentata una infedele asseverazione, senz’altro qualificabile come mezzo fraudolento idoneo a ostacolare l’accertamento e a indurre in errore l’Amministrazione finanziaria.

La Cassazione sul reato di dichiarazione fraudolenta in caso di infedele asseverazione

infedele asseverazione e dichiarazione fraudolentaLa Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 26089 del 16.09.2020, ha chiarito la sussistenza del reato di dichiarazione fraudolenta in caso di infedele asseverazione.

Nel caso di specie, il Tribunale del Riesame aveva confermato il decreto emesso dal G.I.P., con il quale, nell’ambito di un articolato procedimento penale a carico di una pluralità di indagati, era stato disposto il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, di beni immobili, beni mobili registrati e disponibilità finanziarie, fino alla concorrenza della somma di quasi un milione di euro, somma ritenuta corrispondente al profitto dei reati di cui agli art. 3 e 10 quater comma 2, del Dlgs. n. 74 del 2000, contestati tra gli altri anche al consulente fiscale e commercialista di una serie di società riconducibili ad altri coindagati.

(Per approfondire…“Il reato di dichiarazione fraudolenta in presenza di operazioni soggettivamente inesistenti” di Gianfranco Antico)

 

La falsa rappresentazione delle scritture contabili e uso di mezzi fraudolenti nella valutazione del reato

Avverso l’ordinanza del Tribunale, quest’ultimo proponeva quindi ricorso per cassazione, censurando la sussistenza del reato previsto dall’art. 3 del Dlgs. n. 74 del 2000, ed osservando che il Tribunale aveva ritenuto configurabile il delitto pur in mancanza dell’elemento costitutivo della falsa rappresentazione delle scritture contabili, laddove, nella specie, essendo le condotte contestate risalenti al più tardi al luglio 2014, trovava applicazione la previsione di cui al citato art. 3 prima della modifica operata dal Dlgs. n. 158 del 2015, essendo quindi necessario verificare l’esistenza della falsa rappresentazione delle scritture contabili, che costituiva una delle tre fasi del reato, unitamente alla circostanza che il soggetto attivo si avvalesse di mezzi fraudolenti idonei ad ostacolare l’accertamento di queste falsità e all’indicazione in una delle dichiarazioni annuali sulle imposte di elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo o di elementi passivi fittizi.

Solo con la riforma del 2015, infatti, la struttura del reato era poi divenuta bifasica, non essendo più richiesta la falsa rappresentazione delle scritture contabili, elemento questo la cui verifica sarebbe stata invece indispensabile nel caso di specie.

 

Il difetto di motivazione

Con un secondo motivo di impugnazione, poi, si censurava il difetto di motivazione dell’ordinanza impugnata, rispetto alla valutazione dell’elemento soggettivo dei reati contestati, non essendo stata illustrata, secondo il ricorrente, l’esistenza di puntuali elementi, in base ai quali poter affermare che l’azione o l’omissione del concorrente avesse esorbitato dalla dimensione meramente colposa, per assurgere al rango di dolosa compartecipazione.

Secondo la Suprema Corte i due motivi di ricorso, che potevano essere affrontati unitariamente, in quanto tra loro sostanzialmente sovrapponibili, erano infondati.

Evidenziano innanzitutto i giudici di legittimità che la stessa Cassazione (cfr., Cass., n. 18951 del 14/03/2017) ha affermato che il ricorso per cassazione contro ordinanze emesse in materia di sequestro preventivo o probatorio è ammesso solo, per violazione di legge, in tale nozione dovendosi comprendere sia gli “errores in iudicando” o “in procedendo”, sia quei vizi della motivazione così radicali da rendere l’apparato argomentativo posto a sostegno del provvedimento del tutto mancante o privo dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza e quindi inidoneo a rendere comprensibile l’itinerario logico seguito dal giudice e non potendo invece essere dedotta l’illogicità manifesta della motivazione, la quale può denunciarsi nel giudizio di legittimità soltanto tramite lo specifico e autonomo motivo di cui alla lett. e) dell’art. 606 cod. proc. pen. (in tal senso, cfr. Sez. Un. n. 5876 del…

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