Fallimento della società di persone ed effetti della notifica delle cartelle esattoriali

Le due sentenze che esaminiamo in questo contributo, emesse rispettivamente dalla CTP di Varese e dalla CTR della Lombardia, affrontano la sempre attuale questione degli effetti della notifica di cartelle esattoriali in pendenza di procedura fallimentare laddove, oltre ad essere stata dichiarata fallita la società di persone, il fallimento è stato esteso in proprio al singolo socio illimitatamente responsabile.

Notifica di cartelle esattoriali presso il domicilio del fallimento: il caso

fallimento società di persone notifica cartelle esattorialiNel 2017, in seguito ad accesso presso la locale sede di Equitalia (oggi Agenzia delle Entrate – Riscossione), il contribuente era venuto a conoscenza di una serie di cartelle esattoriali che però, come dimostravano tutti i singoli referti di notifica, erano state recapitate (rectius, notificate) al curatore fallimentare presso il domicilio del fallimento (ossia lo studio del professionista), e non presso la residenza del contribuente.

Infatti, precedentemente, in data 01/03/2000, il Tribunale di Busto Arsizio dichiarava il fallimento della Sas e del socio accomandatario illimitatamente responsabile e la procedura concorsuale si chiudeva in data 11/11/2014.

Pertanto il contribuente impugnava tutte le suddette cartelle esattoriali avanti la CTP di Varese deducendo l’inesistenza ovvero la nullità della notifica, l’intervenuta decadenza dal potere di notifica ex art. 25 DPR n. 602/1973 e l’intervenuta prescrizione della pretesa tributaria, deducendo che, in ossequio ai principi generali sull’onere della prova, gravava sul concessionario della riscossione (la parte resistente) l’onere di dimostrare di aver compiuto un valido procedimento di notifica per tutte le cartelle esattoriali impugnate e dall’esame della documentazione raccolta, emergeva che le cartelle non erano mai state notificate al contribuente personalmente.

 

Il parere della giursprudenza di merito e di legittimità

In materia fallimentare, la giurisprudenza di legittimità e di merito aveva già avuto modo di chiarire che le cartelle esattoriali afferenti obbligazioni tributarie i cui presupposti si fossero verificati prima della dichiarazione di fallimento del contribuente ovvero in costanza di fallimento, dovevano essere notificate non solo al curatore fallimentare, ai fini dell’insinuazione al passivo fallimentare, ma anche personalmente al contribuente, dal momento che costui, tornato in bonis (dopo la chiusura del fallimento) restava tenuto al soddisfacimento del debito tributario che non aveva trovato soddisfazione integrale in sede fallimentare (Cassazione Civ. n. 29642/2008; Cass. Civ. N. 4235/2006; Cass. Civ. n. 6937/2002; Cass. Civ. n. 14987/2000).

E questo perché la notifica delle cartelle al solo curatore fallimentare è rilevante ai fini dell’ammissione al passivo della procedura concorsuale, ma non riverbera ulteriori effetti nella sfera personale del fallito, in mancanza appunto dell’ulteriore incombente della notifica personale.

 

La sentenza della CTP di Lecce

Tuttavia, se la giurisprudenza di legittimità poteva ritenersi risalente nel tempo (mai però superata da pronunce successive di diverso tenore da parte della Suprema Corte), molto più recente era il caso deciso dalla CTP di Lecce nella sentenza del 21/07/2015:

La Corte di Cassazione, con giurisprudenza costante, ha precisato che gli accertamenti e le cartelle di pagamento che ineriscano obbligazioni tributarie i cui presupposti si siano verificati prima della dichiarazione di fallimento del contribuente, come nel caso di specie, devono essere notificati non solo al curatore, in ragione della partecipazione al concorso fallimentare, ma anche, e soprattutto, al contribuente che, tornato in bonis, resta direttamente tenuto al soddisfacimento del debito tributario non soddisfatto dal fallimento, sicché è nullo e privo di effetti giuridici l’atto esattivo emesso nei confronti del fallito tornato in bonis, cui, tuttavia, non gli sia stato notificato l’avviso di accertamento o la cartella di pagamento”.

Le difese dell’Agenzia delle Entrate di Varese e del concessionario della riscossione Equitalia tentavano di equivocare sulla circostanza che 4 sulle 9 in totale delle cartelle impugnate risultavano così indirizzate a “Cognome Nome per la notifica al curatore Cognome Nome” presso lo studio del curatore, mentre per le altre 5 non vi era addirittura nessun riferimento al nome…

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