Prorogati i termini per concordati preventivi e accordi di ristrutturazione dei debiti

L’emergenza CoronaVirus ha avuto un impatto anche sulle procedure concorsuali minori: in questo articolo si esaminano i provvedimenti che riguardano concordati preventivi e accordi di ristrutturazione dei debiti.

proroga termini concordatiDecreto Cura Italia e Decreto Liquidità: la proroga dei concordati preventivi e ristrutturazione debiti

Oltre la proroga all’11 maggio 2020 del periodo di sospensione dell’attività processuale (art. 83 del Dl n. 18/2020), l’intervento di urgenza segnato dal Decreto Legge, 8 aprile 2020 n. 23 (c.d. decreto “liquidità”), annovera nelle misure introdotte:

  • il “congelamento” del Codice della crisi, visto il rinvio al 1° settembre 2021 dell’entrata in vigore del DLgs. 14/2019 (salve le disposizioni già in vigore dal 16 marzo 2020);
     
  • l’improcedibilità dal 9 marzo al 30 giugno 2020 delle istruttorie prefallimentari e delle dichiarazioni dello stato d’insolvenza di imprese sottoponibili a liquidazioni coatte amministrative e ad amministrazioni straordinarie (diverse da quelle della cd. legge Marzano del decreto legge n. 347 del 2003, art. 10).

Non mancano però diverse novità riguardanti i concordati preventivi e gli accordi di ristrutturazione dei debiti.

Gli interventi legislativi sulle procedure concorsuali minori

L’art. 9 del d.l. n. 23/2020 introduce varie misure tutte riconducibili alla finalità di salvaguardare le soluzioni delle crisi alternative al fallimento, promosse in epoca anteriore all’emergenza, che potrebbero risultare compromesse, con ricadute sulla conservazione dei complessi imprenditoriali.

Prova di ciò è riscontrabile nel fatto che, al comma 1 dell’art. 9, è di fatto scongiurata la possibilità di concretizzazione di un effetto risolutorio scatenabile dalla non esecuzione dei piani di concordato e dall’inadempimento degli accordi di ristrutturazione già omologati e con scadenza dal 23 febbraio 2020 e sino alla fine di tutto il 2021.

Avendo il legislatore agito sul piano dei termini, con un espresso differimento di sei mesi, assume inevitabile rilievo l’art. 186 legge fallimentare che, a sua volta, collega il ricorso per risoluzione del concordato preventivo ad un inadempimento di valenza oggettiva (poichè prescinde dall’imputabilità con colpa) ed ad una domanda proposta entro un anno dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento del concordato stesso.

La proroga ex lege del termine, di sei mesi, neutralizza l’inadempimento, facendo slittare la scadenza per debitore e creditori, secondo un regime di perentorietà che muta anche le condizioni recepite nel decreto di omologazione dell’art. 180 legge fallimentare, indipendentemente dalla forma assunta dal concordato, quindi anche quando quest’ultimo sia stato confezionato con la cd. variante della continuità aziendale dell’art. 186 bis legge fallimentare.

La disposizione vale anche nel caso delle procedure con omologazioni cui il tribunale abbia provveduto, senza che abbia fatto seguito la definitività dei decreti, quando al 23 febbraio 2020 era in corso il termine per l’impugnazione ovvero un’impugnazione era stata promossa ed era pendente il giudizio.

A riguardo degli accordi di ristrutturazione dei debiti dell’art. 182 bis legge fallimentare, la unificazione della previsione di proroga semestrale, pur assicurando la protrazione delle scadenze a strumenti regolatori assimilati sotto il profilo concorsuale, sembra destinata a patire un istituto nominato, secondo la disciplina dell’art. 186 legge fallimentare, che regoli l’inadempimento, con l’effetto, se accertato, della risoluzione.

Tanto precisato, va detto che – all’evidente fine di consentire al debitore di tenere conto dei fattori economici sopravvenuti per effetto della crisi epidemica – è stato, inoltre, previsto che nei procedimenti per l’omologazione del concordato e degli accordi, pendenti alla data del 23 febbraio 2020, il debitore possa presentare, sino all’udienza fissata per l’omologa, un’istanza al tribunale per la concessione di un termine non superiore a novanta giorni per il deposito di un nuovo piano e di una nuova proposta (art. 161 del RD 267/42) o di un nuovo accordo di…

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