Compensazione crediti senza apposizione del visto di conformità

Era il non recente 2017, quando, forse in modo temerario, affrontammo su queste pagine l’argomento delle sanzioni irrogabili in caso di utilizzo di crediti esistenti e quindi spettanti ma in violazione della apposizione del visto di conformità.
L’articolo contrapponeva una serie di argomentazioni idonee, già all’epoca, a contrastare la teoria dell’agenzia delle entrate secondo la quale: nel caso di utilizzo di crediti in violazione dell’obbligo di apposizione del visto di conformità la sanzione irrogabile è quella prevista per l’utilizzo di crediti non spettanti, vale a dire il 30% del credito utilizzato indebitamente.
All’epoca si era sostenuto che tale interpretazione non fosse corretta e che la violazione dovesse essere qualificata al più quale violazione formale con sanzione fissa. E oggi?

Compensazione crediti senza apposizione del visto di conformitàCompensazione crediti senza visto di conformità: il parere della Cassazione

Oggi le teorie proposte all’epoca hanno trovato il loro primo riscontro di eccellenza giuridica con la ordinanza n. 5289/2020 della suprema Corte della Cassazione che afferma il seguente principio:

La funzione del visto di conformità richiesto per poter operare la compensazione dei crediti di imposta è quella di assicurare un controllo anticipato della esistenza e spettanza del credito compensabile mediante l’attribuzione della relativa verifica ad un professionista abilitato.

L’inosservanza di tale adempimento è quindi inidonea a pregiudicare l’esercizio delle attivita’ di controllo e di verifica della sussistenza del credito da parte dell’Ente accertatore.

Essa è altresì inidonea ad incidere negativamente in danno del fisco sia sulla base imponibile dell’imposta sia sul versamento del tributo, in quanto, una volta accertata sul piano sostanziale l’esistenza del credito IVA e il conseguente diritto del contribuente di portarlo in compensazione, la mancata apposizione del visto si risolve in una infrazione puramente formale che non determina il venir meno di tale diritto.

Contrariamente a quanto assunto dall’Agenzia delle Entrate, la compensazione dei crediti in violazione dell’obbligo dell’apposizione del visto non configura una violazione di omesso versamento.

 

Vero è che la pronuncia fa riferimento alle disposizioni del previgente art. 13 del D.Lgs. 471/1997, quando non ancora aggiornato con le specifiche sanzioni per le ipotesi di indebite compensazioni, ma l’interpretazione esatta della Suprema Corte consente di inquadrare in modo preciso la natura della violazione dell’omessa apposizione del visto per le compensazioni dei crediti.

In particolare, i supremi giudici intervengono su stimolo dell’Agenzia Entrate che ha presentato ricorso contro la sentenza della CTR Lombardia la quale ha affermato che:

“la mancata apposizione del visto di conformita’ di cui al Decreto Legge n. 78 del 2009, articolo 10, comma 1, lettera a), n. 7, costituisse una violazione meramente formale, tale da non equiparare l’operata compensazione di credito IVA in sua violazione ad un omesso versamento, con conseguente applicazione della sanzione del Decreto Legislativo n. 471 del 1997, articolo 8 in luogo di quella dell’articolo 13″.

 

Come noto la sanzione di cui all’articolo 8 del D.Lgs. 471/1997 riguarda le violazioni relative al contenuto e alla documentazione delle dichiarazioni.

In sostanza, secondo i giudici di merito e di legittimità l’omessa apposizione del visto sulle dichiarazioni da cui emerge il credito utilizzato in compensazione configura una violazione formale che non incide sulla determinazione delle imposte ma che è rilevante sul piano delle attività di controllo (controllo preventivo che il legislatore ha voluto affidare al privato professionista).

Ne deriva che, la regolarizzazione di tale violazione, mediante la presentazione di una dichiarazione integrativa con apposizione del visto, dovrebbe far retrocedere la natura di violazione formale a quella di violazione meramente formale senza applicazione di alcuna sanzione amministrativa.

La palla ora passa all’Agenzia delle Entrate che dovrà tenere conto del corretto orientamento espresso dalla giurisprudenza non solo mediante l’adeguamento dei propri documenti di prassi ma, ancora più importante, mediante una rivisitazione alle procedure di controllo preventivo che bloccano la presentazione degli F24.

Appare infatti inverosimile che per effetto di una violazione formale (o quasi meramente formale) il contribuente non possa utilizzare un credito esistente e spettante per l’omessa annotazione deli visto di conformità.

 

Sullo stesso argomento, di Mario Agostinelli, leggi:

“Sanzioni per utilizzo di crediti in violazione al visto di conformità”CLICCA QUI

Crediti compensati senza apposizione del visto – non scatta la sanzione per omesso…

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