L'opzione di adeguamento agli studi di settore non è emendabile

Non è emendabile l’opzione di adeguamento agli studi di settore. E’ questa la conclusione cui è giunta la Corte di Cassazione in una sentenza di novembre 2019. Facciamo chiarezza in questo contributo.

opzione di adeguamento agli studi di settore non emendabileOpzione di adeguamento agli studi di settore: i fatti di causa

 

A seguito di controllo automatizzato effettuato ex art. 36 bis dpr 600/73, veniva emessa cartella di pagamento per l’iscrizione a ruolo di 122.734,79 euro per Ires, Irap, Iva, quale adeguamento alle risultanze dello studio di settore. Avverso tale cartella proponeva ricorso il contribuente deducendo che la notifica era inesistente e che la dichiarazione dei redditi da cui scaturiva la pretesa fiscale, sia pure dopo la notifica della cartella, era stata emendata in quanto la scelta di adeguamento agli studi di settore era conseguenza di un errore dell’intermediario che aveva trasmesso all’Agenzia delle Entrate una dichiarazione diversa da quella concordata.

I giudici tributari di primo grado respingevano il ricorso.

A seguito di appello del contribuente, la Commissione Regionale del Lazio respingeva il gravame ritenendo valida la notifica della cartella e nel merito rilevava la tardività della dichiarazione integrativa presentata dal contribuente.

Proponeva ricorso in Cassazione il contribuente.

 

Le ragioni della Corte

 

Per la Corte appare inammissibile il motivo con cui si censura la sentenza della commissione Regionale del Lazio per vizio di motivazione ex art. 360 n. 5 cpc, non avendo ritenuto emendabile la dichiarazione del contribuente inficiata da errore materiale.

 

Sebbene in via generale le denunce dei redditi costituiscono di norma delle dichiarazioni di scienza, e possano quindi essere modificate ed emendate in presenza di errori che espongano il contribuente al pagamento di tributi maggiori di quelli effettivamente dovuti, nondimeno il contribuente può nell’ambito della dichiarazione effettuare delle vere proprie scelte, in conformità di quanto previsto dal legislatore per esempio per avvalersi di un beneficio fiscale, quale opporre in compensazione un credito di imposta.

In tal caso la concessione del beneficio è subordinata ad una precisa manifestazione di volontà del contribuente, da compiersi direttamente nella dichiarazione attraverso la compilazione di un modulo predisposto dall’erario, che assume per questa parte il valore di un atto negoziale, come tale irretrattabile, anche in caso di errore, salvo che il contribuente dimostri che questo fosse conosciuto o conoscibile dall’amministrazione” (Cass. n. 7294 del 2012; Cass. n. 1427 del 2013; Cass. 22673 del 2014, Cass. n. 18180 del 2015; Cass. n. 883 del 2016; Cass. n. 10239 del 2017).

 

In altri termini la emendabilità degli errori commessi nella dichiarazione fiscale, “deve correttamente circoscriversi all’indicazione di quei dati, relativi alla quantificazione delle poste reddituali positive o negative, che integrino errori tipicamente materiali (ad es. errori di calcolo od anche errata liquidazione degli importi), ovvero anche formali (concernenti l’esatta individuazione della voce del modello da compilare nella quale collocare la posta), rimanendo quindi a tali ipotesi estranea la concreta fattispecie in esame in cui il contribuente, con la stessa dichiarazione, ha inteso esercitare una facoltà di opzione riconosciutagli dalla norma tributaria di volersi o meno uniformarsi agli studi di settore da qualificarsi manifestazione di volontà negoziale”.

Per gli Ermellini, tale opzione integra “esercizio di un potere discrezionale di scelta riconducibile ad una tipica manifestazione di autonomia negoziale del soggetto che è diretta ad incidere sull’obbligazione tributaria e sul conseguente effetto vincolante di assoggettamento all’imposta, e dunque eventuali errori della volontà espressa dal contribuente assumono rilevanza soltanto ove sussistano i requisiti di essenzialità e riconoscibilità ex art. 1428 c.c. norma che trova applicazione, ai sensi dell’art. 1324 c.c., anche agli atti negoziali unilaterali diretti ad un destinatario determinato (cfr. Cass. n. 9777/1993)”.

 

Non emendabilità della scelta di adeguamento agli studi di settore

 

Poiché nel caso in…

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