Cessione della clientela: è un'operazione soggetta ad IVA?

La cessione di clientela di uno studio professionale o di una società, è operazione soggetta ad IVA?
Sono necessarie precisazioni. Approfondiamole.

cessione clientela IVALa cessione di clientela di uno studio professionale, disciplinata ai fini delle imposte sui redditi dall’art. 54 del TUIR, è un’operazione soggetta ad Iva.

La soluzione è stata fornita dall’Agenzia delle Entrate in risposta all’istanza di interpello n. 466 pubblicata il 4 novembre 2019, ma riguardante la cessione del pacchetto clienti posta in essere da un’impresa.

La soluzione fornita dall’Amministrazione finanziaria è condivisibile, ed è fondata sulla mancata equiparazione del portafoglio clienti rispetto all’atto di cessione di azienda fuori campo Iva ai sensi dell’art. 2 del D.P.R. n. 633/1972.

 

Il caso: la cessione di clientela da parte di una società rientra nella cessione di ramo d’azienda?

 

Il caso esaminato dall’istanza di interpello non riguardava la cessione del “pacchetto” clienti di uno studio professionale.

In tale ipotesi non sussiste alcun dubbio che nell’ambito di un’attività di lavoro autonomo non possa sussistere un’azienda, intesa come complesso di beni organizzato ai sensi dell’art. 2555 del codice civile.

La fattispecie esaminata riguardava la cessione di un “pacchetto” clienti da parte di una società, quindi da un soggetto esercente un’attività d’impresa.

Conseguentemente, il dubbio che l’operazione in rassegna configurasse la cessione di un ramo di azienda era più che legittimo, anche se l’Agenzia delle Entrate ha fornito risposta negativa.

 

La cessione della clientela non equivale a cessione d’azienda: l’operazione è imponibile ai fini IVA

 

L’Amministrazione finanziaria non ha dubitato della circostanza che la cessione del pacchetto clienti fosse qualificabile sul piano giuridico come cessione del singolo bene.

Non si tratterebbe, quindi, di un complesso di beni e di rapporti giuridici finalizzato allo svolgimento dell’attività d’impresa in via autonoma e per tale ragione riconducibile nella nozione di cui all’art. 2555 del codice civile.

L’operazione, quindi, è riconducibile nel campo Iva. Conseguentemente, l’imposta di registro è dovuta in misura fissa.

 

 

Agenzia delle Entrate: la valutazione dell’imponibilità IVA dell’operazione va fatta caso per caso

 

L’Agenzia delle entrate ha però colto l’occasione per effettuare una serie di valutazioni diverse.

Secondo l’Amministrazione finanziaria

“non si possono fissare aprioristicamente, in via generale ed astratta, quali e quanti beni e rapporti, siano necessari a costituire …il nucleo indispensabile per determinare l’esistenza di un’azienda”.

 

La verifica sulla natura del rapporto e del complesso dei beni deve essere effettuata caso per caso.

Secondo la risposta fornita all’istanza di interpello n. 81/2019, l’Amministrazione finanziaria ha ritenuto di poter considerare cessione di ramo d’azienda, quindi fuori campo Iva, ai sensi dell’art. 2, comma 3, lett b del D.P.R. n. 633/1972, la cessione dei contratti con i clienti unitamente alla risoluzione del contratto di concessione.

L’una o l’altra soluzione determinano, per l’acquirente, la sussistenza del diritto alla detrazione dell’imposta sul valore aggiunto.

In ogni caso, qualora l’Iva fosse addebitata per errore, l’acquirente conserverebbe in ogni caso il diritto alla detrazione del tributo anche se risulterebbe destinatario di una sanzione di importo variabile tra 250 e 10.000 euro.

La disposizione in rassegna ha di fatto venire meno, oltre il disconoscimento della detrazione Iva, anche l’irrogazione della sanzione il cui importo era commisurato, in precedenza, all’imposta sul valore aggiunto considerata in detrazione per errore e che, in mancanza della specifica disposizione espressa, l’Agenzia delle entrate riprendeva a tassazione.

 

A cura di Nicola Forte

Martedì 12 Novembre 2019

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