Leasing nautico: IVA non detraibile se è estraneo all'esercizio di impresa

In caso di leasing nautico, l’Iva addebitata al cedente è detraibile dal cessionario solo qualora il bene acquistato sia concretamente destinato all’esercizio dell’impresa e sia inerente a detto esercizio.
L’Iva non sarà dunque detraibile, e i costi non saranno deducibili, laddove risulti che la società, che ha posto in essere le operazioni di leasing, sia stata costituita per fini personali dei soci, senza svolgimento effettivo di alcuna attività imprenditoriale.
In tali casi, neppure si potrà del resto invocare che gli atti posti in essere siano qualificabili come atti preparatori all’esercizio dell’impresa, in concreto, mai esistita.
Vediamo i dettagli.

 

La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 25981 del 15/10/2019, ha risolto un contenzioso in tema di operazioni di leasing nautico e immobiliare, affermando considerazioni di interesse.

 

Il fatto: accertamento per leasing nautico estraneo all’esercizio di impresa

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Nel caso di specie, la società contribuente aveva ricevuto la notifica di un avviso di accertamento per IVA, IRPEG ed IRAP 2004, con il quale l’Ufficio riprendeva a tassazione somme derivanti da operazioni di leasing nautico e immobiliare, che riteneva esser state poste in essere per finalità estranee all’esercizio di impresa, e, in particolare, per mere finalità personali dell’unico socio; ciò in forza delle risultanze dell’attività di controllo svolta e consistente sia nella richiesta di chiarimenti al legale rappresentante, sia nella disamina di documentazione della società.

Il legale rappresentante della società, in particolare, aveva reso dichiarazioni, secondo le quali la stessa società era stata costituita al solo scopo di ottenere il leasing di una imbarcazione, altrimenti non concesso a persone fisiche, specificando altresì che la barca era ormeggiata in Italia, presso il porto di La Spezia, e che tutte le spese per il personale contabilizzate erano relative alla manutenzione e gestione dell’imbarcazione stessa.

La società proponeva ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale di Milano, che lo respingeva con sentenza poi confermata anche dalla Commissione Tributaria Regionale.

La contribuente proponeva infine ricorso per Cassazione avverso la sentenza di secondo grado, deducendo, per quanto di interesse, la violazione e falsa applicazione dell’art. 7, comma 4, lett. f), del Dpr. n. 633 del 1972, come modificato dall’art. 46, L. 342 del 2000, non avendo, a suo avviso, l’Ufficio fornito la prova che l’imbarcazione, lunga oltre 24 metri e quindi atta alla navigazione solo in acque non comunitarie, avesse navigato in acque comunitarie.

Inoltre, secondo la ricorrente, proprio in forza delle suddette caratteristiche del natante, l’Ufficio avrebbe comunque dovuto applicare la Circ. 7 giugno 2002 n. 49 e la precedente Circ. 2 agosto 2001 n. 76, calcolando l’Iva recuperata sulla base imponibile ridotta al 40%, come indicato in tali provvedimenti di prassi.

Infine, la società contribuente denunciava violazione e falsa applicazione dell’art. 19 bis, comma 3, lett. b), del Dpr. n. 633 del 1972, per avere la CTR, a suo avviso erroneamente, ritenuto indetraibile l’Iva sulle operazioni oggetto del recupero, che, in realtà, costituivano atti preparatori all’esercizio dell’attività d’impresa e che come tali consentivano la detrazione del tributo.

 

La Corte di Cassazione sul leasing nautico

 

La prima censura, secondo la Suprema Corte, era in parte inammissibile e comunque infondata.

Evidenzia infatti la Cassazione che, in primo luogo, il motivo di impugnazione articolava una censura in direzione dell’atto impugnato, e non colpiva quindi la sentenza, e che, in secondo luogo, quanto dedotto risultava comunque costituire questione di fatto, riservata ai gradi del merito e non più proponibile in sede di legittimità.

In ogni caso, sottolineano i giudici, “a parte l’ovvia considerazione secondo la quale non può certo, per mera massima di esperienza, ritenersi che un natante di oltre 24 metri non possa fisicamente navigare in acque UE come si adombra in ricorso (è invero notorio che le dimensioni e profondità di tali acque non sono certo ovunque quelle dei “navigli” di Milano)”, la CTR aveva comunque accertato – con appunto valutazione di fatto non suscettibile di censura in Cassazione – che il natante era rimasto ormeggiato al porto di La Spezia, con ciò escludendosi che lo stesso avesse navigato extra UE.

 

Società costituita per fini personali e senza attività sociale

 

Anche l’altra censura avanzata dalla ricorrente, secondo la Suprema Corte, era infondata.

Dalla lettura della sentenza impugnata, rileva la…

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