Responsabilità penale dell'amministratore di fatto

Responsabilità penale dell'amministratore di fattoLa Corte di Cassazione – sezione penale – con la sentenza n. 11757 del 18 marzo 2019 ha osservato che è pacifica la responsabilità per il delitto di cui all’art. 5, del D.Lgs. n. 74 del 2000 anche nei confronti dell’amministratore di fatto (Sez. 3, n. 3780 del 14.05.2015 rv. 264971-01).

Si è, infatti, affermato che il reato di omessa presentazione della dichiarazione ai fini delle imposte dirette o IVA (art. 5, D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74) è configurabile nei confronti dell’amministratore di fatto, e l’amministratore di diritto, quale mero prestanome, risponde a titolo di concorso per omesso impedimento dell’evento (artt. 40, comma secondo, cod.pen. e 2932 cod.civ). Infatti, in tema di reati tributari, il prestanome non risponde dei delitti in materia di dichiarazione previsti dal D.Lgs. n. 74 del 2000 solo se è privo di qualunque potere o possibilità di ingerenza nella gestione della società, Sez. 3 n. 47110 del 19.11.2013 rv 258080-01- (Nella specie, la Corte ha annullato la sentenza impugnata che aveva assolto il legale rappresentante di una società, trascurando la circostanza che lo stesso era a conoscenza della dubbia regolarità della gestione societaria da parte dell’amministratore di fatto)”.

Il caso specifico

Nella fattispecie in esame, il Tribunale del riesame ha chiaritocon argomentazioni logiche e coerenti le ragioni per le quali il ricorrente era da considerarsi l’amministratore di fatto della società, illustrando una serie di elementi indiziari a sostegno, costituiti dalle dichiarazioni dei testi, in particolare quelle rese dal commercialista S. che, in data 27 settembre 2017, (fol 3 e 4) ha riferito in maniera dettagliata circa il ruolo effettivo assunto nell’ambito della società dal V., il quale prendeva decisioni sulle scelte aziendali, partecipava alle riunioni circa l’andamento societario e le strategie di vendita, intratteneva rapporti con i clienti e dava disposizioni ai dipendenti su come gestire la spedizione dei telefoni, partecipava alla discussione e all’approvazione dei bilanci, alle discussioni relative alla presentazione delle dichiarazioni ai fini contabili e tributari”.

Lo stesso Tribunale del riesame evidenziava in motivazione ulteriori circostanze: “-le dichiarazioni del coindagato T., subentrato a I. nel ruolo di amministratore di diritto, fol 4, il quale ha riferito che verso la fine del 2016 vi fu un incontro per l’acquisto della E. e che alle trattative partecipò oltre il I. anche “F.”(V.) e che entrambi rappresentavano le potenzialità dell’azienda, il portafoglio clienti e i contatti con i fornitori dall’estero; -i riscontri operati sulla base delle informative dell’Ufficio delle Dogane e della Polizia Tributaria Guardia di finanza, che avevano individuato il versamento di euro 125.000,00 effettuato da parte di altra società facente capo sempre al V. in favore della E. s.r.l nel novembre 2014, privo all’evidenza di giustificazione causale se non come un vero e proprio conferimento (fol 5); -ulteriori riscontri effettuati presso gli operatori commerciali esteri, secondo i quali il riferimento per la E. s.r.l. era proprio il V. che gestiva personalmente l’impresa in questione, cui evidentemente era attribuibile la responsabilità per il mancato adempimento degli obblighi tributari”.

Brevi note

Ad eccezione dei reati di emissione di fatture per operazioni inesistenti e di distruzione delle scritture contabili, tutte le altre ipotesi delittuose contenute nel D.Lgs.n.74/2000 sono considerate reati propri, posto che possono essere commessi solo dai soggetti che rivestono la qualità che li pone in diretta correlazione con determinati adempimenti di carattere fiscale.

In via generale, sia per i delitti dichiarativi che per quelli riscossivi, la responsabilità penale non può che essere ascritta al titolare della qualifica formale, ossia al contribuente/persona fisica, oppure, per gli enti, alle persone fisiche…

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