La rivalutazione dei beni d’impresa: nuova opportunità e convenienza

rivalutazione beni di impresaLe imprese potrebbero decidere nei prossimi mesi di aderire alla nuova possibilità di rivalutazione dei beni di impresa. La riapertura dei termini è contenuta nell’art. 1, commi da 940 – 950 della legge di Bilancio 2019 (L. n. 145/2018).

I contribuenti dovranno effettuare una valutazione di volta in volta a seconda della situazione in cui si trovano. La convenienza sarà sicuramente maggiore per i beni riscattati al termine di un contratto di leasing. In tale ipotesi, infatti, il costo fiscalmente riconosciuto è pari al costo del riscatto e quindi è di modesta entità.  La rivalutazione dà luogo, sia pure al verificarsi di determinati presupposti, ad un incremento del valore fiscalmente riconosciuto. Pertanto, nell’ipotesi di successiva cessione, la plusvalenza risulterà di un importo sensibilmente inferiore rispetto a quella che sarebbe stata risultata sulla base del costo storico non rivalutato.

Il presupposto soggettivo

Il presupposto soggettivo è, in realtà, di tipo oggettivo. Possono fruire della rivalutazione in rassegna tutti i contribuenti esercenti un’attività di impresa. Si tratta, quindi, dei soggetti di cui all’art. 73, comma 1, lett. a) e b) del TUIR, cioè le società di capitali e gli enti commerciali, a condizione che non adottino i principi contabili internazionali. L’opportunità riguarda, però, anche le società di persone e, più in generale, i contribuenti in contabilità semplificata.

I beni oggetto di rivalutazione

Possono essere oggetto di rivalutazione sia i beni materiali che quelli immateriali. Ciò a condizione che siano iscritti in bilancio alla data del 31 dicembre 2017. Possono essere rivalutate anche le partecipazioni con esclusione degli immobili rientranti nella categoria dei c.d. “beni merce”, cioè i beni al cui scambio o la produzione è diretta l’attività d’impresa.

La rivalutazione deve riguardare tutti i beni appartenenti alla medesima categoria omogenea e deve essere annotata nell’inventario e nella nota integrativa. Non possono invece essere rivalutati i costi pluriennali in quanto non sono beni.

Il riconoscimento del maggior valore ed il versamento dell’imposta sostitutiva

Affinché la rivalutazione abbia effetto il contribuente deve versare l’imposta sostitutiva all’uopo prevista. Nell’ipotesi di versamento rateale la rivalutazione ha effetto dopo l’avvenuto versamento della prima rata.

L’imposta sostitutiva deve essere determinata facendo riferimento ai maggiori valori iscritti in bilancio ed è pari al 16 per cento per i beni ammortizzabili e al 12 per cento per quelli non ammortizzabili.

Il riconoscimento del maggior valore a fronte del pagamento dell’imposta sostitutiva non è immediato. Il maggior valore è riconosciuto ai fini delle imposte sui redditi e IRAP a partire dal terzo esercizio successivo a quello in cui è eseguita la rivalutazione. Invece, con riferimento ai beni immobili il cui maggior valore deriva dall’imputazione del disavanzo di fusione, il riconoscimento decorre dall’anno 2020.

Il differimento del riconoscimento del maggior valore vuol significare un disallineamento tra i valori civilistici e quelli fiscali. Fino al terzo anno successivo a quello dell’avvenuta rivalutazione il contribuente dovrà effettuare apposite variazioni in aumento dell’imponibile fiscale in quanto la base di commisurazione degli “ammortamenti fiscali” sarà inizialmente inferiore. Ne consegue un costo temporaneamente indeducibile che sarà “recuperato” successivamente allorquando scatterà, dopo il decorso del triennio, il riconoscimento fiscale dei maggiori valori. Sorge quindi l’esigenza di iscrivere in bilancio le imposte anticipate e i relativi crediti in quanto nei periodi di imposta successivi, i contribuenti verseranno un ammontare di imposte inferiori.

 

a cura di Nicola Forte

Lunedì 29 Aprile 2019

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