Imposta sulla pubblicità: competente il giudice riferibile all'ente locale

L’interessante sentenza della Corte di Cassazionen. 30054 del 21.11.2018, “detta la via” per la competenza territoriale della commissione tributaria competente a decidere la lite sulla cartella relativa a tributo locale, in particolare per quanto riguarda l’imposta sulla pubblicità.

La norma di riferimento riguarda l’art. 4 del D.Lgs. n. 546/1992 e gli artt. 4 e 39 del D.Lgs. n. 112/1999 e coinvolge la questione sulla sede ove depositare il ricorso introduttivo, tra i due “fori giudiziali” possibili (cioè quello relativo all’ente locale o quello riferibile all’agente della riscossione che ha emesso la cartella), anche attesa la circostanza che nel contenzioso dinanzi alle commissioni tributarie – sia nella disciplina del vecchio processo tributario (introdotta dal D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 636, che all’art. 39 rinviava alle norme del primo libro del c.p.c., in quanto compatibili) sia in quello attuale (v.si art. 5 D.Lgs. n. 546/1992) – è impedita l’ammissibilità del regolamento di competenza [1], al fine di provocare la decisione della Corte di Cassazione sulle questioni attinenti alla ripartizione di compiti fra dette commissioni, atteso che tale regolamento, essendo esperibile con esclusivo riguardo alle questioni di competenza che insorgano nell’ambito di un giudizio dinanzi a giudici ordinari, non è compatibile con il sistema di giurisdizione speciale.

In passato, tal tipo di contesto aveva creato diverse problematicità, il prevalente indirizzo della giurisprudenza aveva affermato che i ricorsi contro le società concessionarie del servizio di accertamento e riscossione dei tributi locali dovevano ritenersi appartenenti alla competenza della commissione relativa alla circoscrizione della sede del concessionario, e non a quella della Provincia di ubicazione del Comune concedente. (Cass. 13 agosto 2004, n. 15864, Cass. 23 marzo 2012, n. 4682).

Il caso sottoposto all’attenzione dei giudici di piazza Cavour riguardava un ricorso incardinato innanzi la Ctp Roma avverso una cartella di pagamento emessa da Equitalia Gerit-Agente della Riscossione per la provincia di Roma – inerente una imposta comunale di pubblicità e TARSU (anno 2006) afferente il Comune di Milano.

La commissione capitolina dichiarava la propria incompetenza territoriale a favore della Ctp Milano, sulla scorta della osservazione che la domanda della società contribuente si indirizzava all’annullamento della cartella per la mancata prova dell’avvenuta notificazione degli accertamenti interessanti il Comune di Milano e presupposto delle iscrizioni a ruolo.

Era proprio la società contribuente ad appellare tale decisione, sostenendo che Equitalia, quale agente di riscossione, non, avendo chiamato in causa l’ente impositore, rispondeva delle conseguenze della lite, ai sensi dell’art 39 D.Lgs. n. 112/1999 e, tra queste, l’attribuzione della competenza territoriale alla Ctp Roma.

A seguito del rigetto dell’appello, la Cassazione – adìta sempre dalla società contribuente –  rammentava l’intervento sul tema della Consulta [2] e quindi della coeva pronuncia di incostituzionalità n. 44 del 2016, secondo cui la competenza territoriale delle commissioni tributarie provinciali è determinata in base alla localizzazione, nella circoscrizione dell’organo giudicante, della sede dell’ente impositore.

Con tale responso il giudice delle leggi dichiarava, infatti, l’illegittimità costituzionale del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 4, comma 1, con riferimento all’art. 24 Cost., nella parte in cui prevede(va) che per le controversie proposte nei confronti dei concessionari del servizio di riscossione è competente la commissione tributaria provinciale nella cui circoscrizione i concessionari stessi hanno sede, anziché quella nella cui circoscrizione ha sede l’ente locale…

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