Crediti commerciali in sofferenza: indicazioni operative per la deduzione delle perdite su crediti e il recupero IVA

Crediti commerciali in sofferenzaE’ utile riepilogare talune possibili azioni amministrative e fiscali in caso di mancato pagamento di credito, scaduto ed esigibile, quando il debitore è soggetto a procedure concorsuali.

Si tratta, in pratica, di ripercorrere, sul piano operativo, le condizioni che devono ricorrere perché le perdite su crediti verso clienti sottoposti a procedure concorsuali possano essere dedotte dal reddito ai fini IRES e perché si possa recuperare l’IVA ad essi addebitata in sede di fatturazione.

E’ invece fuori di trattazione la riduzione del credito derivante da transazione con il debitore, fattispecie per la quale l’Agenzia Entrate ha chiarito (Cfr. la Circolare 26/E del 1/8/2013, paragrafo 3.2) che occorre distinguere tra:

a) tra la fattispecie motivata dalle difficoltà finanziarie del debitore stesso;

b) e quella originata da una lite sulla fornitura, sicché il relativo onere non costituisce una perdita su crediti ma una sopravvenienza passiva.

ASPETTI DI BILANCIO E IRES – PERDITE SU CREDITI

Innanzi tutto, in base all’art. 11 del DPR  4‐2‐1988, n. 42, recante disposizioni correttive e di coordinamento formale, di attuazione e transitorie relative al Testo unico delle imposte sui redditi, stabilisce che, ai fini della deducibilità delle perdite su crediti, il debitore si considera assoggettato a procedura concorsuale alla data della sentenza dichiarativa del fallimento o del provvedimento che ordina la liquidazione coatta amministrativa o del decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo o del decreto che dispone la procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi (Cfr. Circolare Min. Fin. Dir. Gen. Imposte dirette 18‐05‐1990, n. 15/9/536 9).

Sotto il profilo fiscale, le perdite in generale – incluse quelle su crediti – sono riconosciute deducibili (cioè riducono l’imponibile) soltanto se ricorrono congiuntamente le seguenti 3 condizioni:

  1. ne sia comprovata (accertata) l’esistenza, di fatto o per effetto di una presunzione legale;
  2. vi sia una connessione con l’attività dell’impresa ovvero la perdita sia da considerare alla stregua di un evento necessario o quantomeno inevitabile per chi la sostiene;
  3. sia rispettata la competenza nella rilevazione contabile dell’evento, cioè l’imputazione contabile sia temporalmente corretta secondo i principi di bilancio.

Più in particolare – con riferimento alla prima delle condizioni generali di deducibilità le perdite su crediti si considerano comprovate se:

a) il debitore è assoggettato a procedure concorsuali, ha concluso un accordo di ristrutturazione dei debiti omologato ai sensi dell’articolo 182-bis della Legge Fallimentare[1] o un piano attestato ai sensi dell’articolo 67, co. 3, lett. d) della Legge Fallimentare;

b) in caso di cancellazione dei crediti dal bilancio in applicazione dei principi contabili, inclusi quindi i casi in cui il diritto alla riscossione del credito è prescritto;

c) il credito è di modesta entità (cioè ammonta ad un importo non superiore a 5.000 euro) ed è decorso un periodo di sei mesi dalla scadenza di pagamento del credito stesso (c.d. “minicredito”)[2];

d) in generale, risultano da elementi presuntivi certi e precisi.

Stante quanto previsto dall’art.101, comma 5, del DPR 917/86, “le perdite su crediti sono deducibili se risultano da elementi certi e precisi e in ogni caso, per le perdite su crediti, se il debitore è assoggettato a procedure concorsuali”.

Ciò stante, laddove le perdite attengono a crediti che non sono ancoraestinti sotto il profilo giuridico né tanto meno trasferiti a terzi, la norma fiscale ha previsto che, se il debitore è assoggettato a procedure concorsuali il creditore è sollevato dalla prova rigorosa degli elementi certi e precisi che devono ricorrere per la deduzione IRES della perdita su credito, assumendo che in tali ipotesi questi requisiti sussistano ex lege.

In sostanza, l’assoggettamento alla procedura…

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