Deducibilità delle perdite su crediti e dei costi da transazione civilistica

In caso di perdite su crediti per piccole somme l’aver avviato o meno le procedure giudiziarie di recupero non è dirimente, anche considerato che le procedure esecutive non conducono praticamente mai a risultati concreti. Il fatto che la banca avesse dimostrato di aver inviato raccomandate e di aver affidato la pratica ad una società di recupero crediti era dunque una prova ragionevolmente affidabile ai fini della deduzione. In caso poi di perdite da transazioni con clienti ciò che rileva è solo l’oggettività della perdita

Deducibilità delle perdite su crediti e dei costi da transazione civilisticaIn caso di perdite su crediti per piccole somme, l’aver avviato o meno le procedure giudiziarie di recupero non è dirimente, anche considerato che le procedure esecutive non conducono praticamente mai a risultati concreti. Il fatto che la banca avesse dimostrato di aver inviato raccomandate e di aver affidato la pratica ad una società di recupero crediti era dunque una prova ragionevolmente affidabile ai fini della deduzione. In caso poi di perdite da transazioni con clienti ciò che rileva è solo l’oggettività della perdita.

La Commissione Tributaria Regionale della Toscana, con la sentenza n. 1565/4/18 del 13 Settembre 2018, ha affermato rilevanti principi in tema di perdite su crediti e deducibilità dei costi da transazione civilistica.

Nel caso di specie, erano stati notificati ad una banca accertamenti con cui, tra le altre, venivano recuperate a tassazione le perdite dedotte dall’istituto di credito e alcuni costi “per perdite su prodotti strutturati”.

La banca, nell’impugnare gli avvisi, rilevava che, per quanto riguardava il recupero da perdite su crediti, era stata prodotta tutta la documentazione giustificativa, non essendo corretto ritenere una perdita come acquisita solo dopo l’esperimento di tutta la procedura giudiziaria di recupero.

Per quanto atteneva poi all’altro recupero, anche in questo caso, ad avviso della ricorrente, la documentazione prodotta era completa ed esaustiva e la perdita derivava da transazioni fatte dopo decisioni dell’autorità giudiziaria sfavorevoli alla banca (per contratti di investimento nulli), che avrebbero comunque comportato l’integrale restituzione del capitale versato, avendo quindi la società solo cercato di limitare il danno.

La Commissione Tributaria Provinciale di Firenze accoglieva i ricorsi.

L’Agenzia delle Entrate proponeva quindi appello alla CTR, lamentando la carenza di motivazione della sentenza.

Anche il giudice di secondo grado, tuttavia, riteneva i recuperi illegittimi, evidenziando che, per quanto riguardava le perdite su crediti, l’aver avviato o meno le procedure giudiziarie di recupero non era dirimente.

Premesso infatti che si stava discutendo di crediti di ammontare fra € 1.000,00 ed € 5.000,00, la CTR afferma che le procedure esecutive per piccole somme di denaro non conducono praticamente mai a risultati concreti in termini di recupero dei crediti, ma solo ulteriori spese.

Anche se dunque non vi erano state procedure esecutive, il fatto che la banca avesse dimostrato di aver inviato raccomandate e di aver affidato la pratica ad una società di recupero crediti era una prova ragionevolmente affidabile.

Pur essendo inoltre vero che alla fattispecie in esame non era applicabile – ratione temporis – la modifica introdotta dall’art. 33/5 D.L. n. 83/2012, che ha stabilito che un credito si considera di modesta entità quando ammonta ad un importo non superiore ad € 5.000,00 per le imprese di più rilevanti dimensioni (quale sicuramente era la Banca) e ad € 2.500,00 per le altre, i giudici ritengono che era però altrettanto vero che il fatto stesso che il legislatore abbia avvertito la necessità di introdurre una norma di questo tenore, dalla indubbia finalità semplificatoria, non poteva non essere considerato come criterio interpretativo applicabile anche a fattispecie verificatesi pochi anni prima e quindi in un contesto socio-economico del tutto assimilabile.

Infine, per quanto riguardava le perdite da “transazioni”, la CTR evidenzia che si trattava in questo caso di 257 posizioni di clienti che avevano fatto quasi tutti reclamo alla CONSOB e in 7 casi anche ricorso all’ A.G.O., che aveva dato loro ragione.

Era dunque indiscutibile, ad avviso dei giudici di appello, che si trattasse di posizioni nelle quali la banca non poteva – ragionevolmente – fare altro che cercare di limitare le perdite.

Né era rilevante, ad avviso della CTR, il fatto che si trattava di “prodotti strutturati”, laddove cioè la banca non…

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