Anche se non è la moglie, la notifica è valida

Anche se non è la moglie, la notifica è validaSe al momento della ricezione dell’atto il consegnatario si qualifica come “moglie” (anche non essendolo realmente), la notifica è comunque valida, incombendo sul destinatario, che contesti la validità della notificazione, l’onere di fornire la prova contraria circa l’inesistenza di alcun rapporto (persona di famiglia, addetta alla casa all’ufficio o all’azienda) con il consegnatario dell’atto stesso.

E’ questa sinteticamente la conclusione raggiunta dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 27587 del 30 ottobre 2018.

Il caso

La Commissione tributaria regionale della Campania, rigettando l’appello dell’Agente della riscossione, aveva dato ragione al contribuente, ritenendo inesistente la notifica di una cartella di pagamento di vari tributi relativi all’anno 2006.

Secondo i giudici campani, infatti, la relata di notifica aveva attestato che l’atto della riscossione era stato consegnato ad una persona che si era qualificata come “coniuge”, mentre – in realtà – il contribuente aveva provato di essere sposato con un’altra persona; inoltre, la data di notifica scritta nella relata non coincideva con quella indicata nell’estratto di ruolo, circostanza che <<rendeva dubbia anche la corrispondenza tra l’atto notificato e quello iscritto a ruolo>>.

Di conseguenza, erano giunti a qualificare come inesistente la notifica della cartella di pagamento.

Seguiva ricorso per Cassazione da parte di Equitalia Sud Spa, denunciando l’errore di diritto del pronunciamento suddetto, in quanto i giudici partenopei avevano trascurato di considerare che la notifica <<era avvenuta presso il domicilio del destinatario e che l’attestazione dell’ufficiale giudiziario circa il soggetto cui l’atto è stato consegnato (nella specie si trattava di persona qualificatasi come coniuge del destinatario) fa fede fino a querela di falso>>.

Inoltre, la riscontrata divergenza tra la data indicata nella relata e quella riportata nel ruolo doveva essere imputata al fatto che l’ufficiale giudiziario – a seguito della notifica della cartella nelle mani del consegnatario – aveva concluso il procedimento di notifica inviando <<al contribuente una raccomandata che lo informava dell’attività svolta, a seguito della quale il procedimento notificatorio si è perfezionato>>.

Il pensiero della Corte

Con la pronuncia in esame i Supremi giudici hanno accolto il ricorso di Equitalia Sud Spa, rigettando il ricorso introduttivo del contribuente, condannandolo – altresì – al pagamento delle spese processuali.

Secondo gli Ermellini, infatti, << La Corte ha ripetutamente affermato che: “In caso di notificazione ai sensi dell’art. 139 c.p.c., la qualità di persona di famiglia, di addetta alla casa, all’ufficio o all’azienda, di vicina di casa, di chi ha ricevuto l’atto si presume “iuris tantum” dalle dichiarazioni recepite dall’ufficiale giudiziario nella relata di notifica, incombendo sul destinatario dell’atto, che contesti la validità della notificazione, l’onere di fornire la prova contraria ed, in particolare, di provare l’inesistenza di un rapporto con il consegnatario comportante una delle qualità su indicate ovvero la occasionalità della presenza dello stesso consegnatario(Cass. 5/08/2018, n. 8418; 17/12/2014, n. 26501; 30/10/2006, n. 23368; 26/05/1999, n. 5109) >>.

Nel caso di specie, quindi, la Commissione Tributaria Regionale aveva <<escluso ‘’l’efficacia dell’attività notìficatoria’’ (cfr. pag. 3 della sentenza) sul presupposto che il contribuente, gravato del relativo onere probatorio, avesse dimostrato (con la produzione di un certificato di matrimonio) che la persona consegnataria dell’atto, Anna Suviro, qualificatasi come sua moglie, in realtà
non lo fosse.

A giudizio della Corte, però, il notificatario, che contesti la validità del procedimento di notificazione, ha l’onere di fornire la prova contraria, deve cioè dimostrare l’inesistenza di un rapporto con il consegnatario comportante una delle…

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