Lite pendente al primo test della Cassazione

lite pendente al primo test della CassazioneA seguito del deposito dell’istanza con la quale il contribuente ha manifestato l’intenzione di avvalersi della definizione agevolata della lite pendente ex art. 6 Decreto Legge n. 119 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 136 del 2018, la Suprema Corte ha disposto rinvio della causa a nuovo ruolo ai sensi dell’art. 6, comma 10 del D. L. cit..

Così è stato sentenziato nell’ordinanza interlocutoria n. 1530 del 21 gennaio 2019 emessa dalla Sesta sezione civile, sottosezione T.

L’ordinanza n. 1530 del 21/01/2019

Dal contenuto molto scarno di tale provvedimento si evince che l’Agenzia delle Entrate, con ricorso iscritto nell’anno 2017, aveva proposto ricorso per Cassazione avverso la sentenza emessa dalla Commissione tributaria regionale delle Marche, a cui aveva fatto seguito la costituzione in giudizio del contribuente.

Gli Ermellini – preso atto che la parte controricorrente aveva manifestato l’intenzione di avvalersi della definizione agevolata della controversia ex art. 6 Decreto Legge n. 119 del 2018 convertito, con modificazioni, dalla L. n. 136 del 2018, provvedendo a depositare la relativa istanza – hanno disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo ai sensi dell’ art. 6, comma 10 del D. L. cit., consentendo in questo modo il corretto e tempestivo adempimento degli oneri previsti.

Brevi riflessioni

Com’è noto il governo – con il Decreto Legge n. 119, rubricato “Disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, serie generale, n. 247 del 23 ottobre 2018[1], ha introdotto, al Capo I del TITOLO I, le “disposizioni in materia di pacificazione fiscale”.

In particolare, l’articolo 6, comma 1, del suddetto Decreto Legge ha previsto la possibilità per i contribuenti di definire con modalità agevolate le controversie tributarie aventi ad oggetto atti impositivi, pendenti in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in Cassazione e anche a seguito di rinvio, in cui è parte l’Agenzia delle Entrate.

La Legge n. 136 del 17 dicembre 2018, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 293 del 18 dicembre 2018[2], ha convertito in legge il Decreto Legge in esame, con l’inserimento di alcune modificazioni.

Per la precisione, come emerge dal Dossier del Dipartimento delle Finanze D18119b del 3 dicembre 2018durante l’esame al Senato sono state apportate alcune modifiche che:

  • incidono sulla percentuale del valore delle controversie pagando la quale le stesse possono essere definite;
  • introducono regimi specifici per la definizione delle controversie per le quali il ricorso sia pendente nel primo grado di giudizio e per quelle pendenti innanzi alla Corte di Cassazione;
  • introducono un regime specifico per i casi di accoglimento parziale del ricorso o comunque di soccombenza ripartita tra il contribuente e l’Agenzia delle entrate;
  • concedono agli enti territoriali la facoltà di applicare le norme sulla definizione agevolata in commento anche alle controversie tributarie che coinvolgono i loro enti strumentali”.

Con particolare riferimento all’art. 6 cit. si segnala che – dopo il comma 2 – il Legislatore in sede di conversione ha introdotto gli artt. 2bis e 2ter.

Iniziamo da quest’ultimo.

Con tale disposizione è stato previsto che Le controversie tributarie pendenti innanzi alla Corte di cassazione, alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, per le quali l’Agenzia delle entrate risulti soccombente in tutti i precedenti gradi di giudizio, possono essere definite con il pagamento di un importo pari al 5 per cento del valore della controversia»[3].

Questo significa che per potersi avvalere di tale beneficio, gli operatori devono verificare la ricorrenza di due presupposti:

  • la soccombenza dell’Agenzia delle Entrate in tutti i precedenti gradi di giudizio;
  • la notificazione del ricorso per cassazione al contribuente entro la data di entrata in vigore della legge…
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