Appetibilità della definizione delle liti pendenti alla luce della legge di conversione del D.L. n. 119/2018

Appetibilità della definizione delle liti pendenti alla luce della legge di conversione del D.L. n. 119/2018Sono convenienti gli “sconti” per definire le liti pendenti ovvero le percentuali richieste per la definizione? Il “prezzo” da pagare per chiudere la lite ex legge n. 136/2018 con il fisco è conveniente? La valutazione va fatta caso per caso, tenendo conto dell’incertezza del contenzioso e delle spese che deve sostenere il contribuente? Per quanto riguarda i casi di soccombenza parziale le percentuali vanno applicate alla parte vinta e a quella persa?

DATO NORMATIVO

La definizione ex legge n. 136/2018 si applica alle controversie in cui il ricorso in primo grado è stato notificato alla controparte entro la data di entrata in vigore del decreto legge n. 119/2018 (24 ottobre 2018)[1]e per le quali alla data della presentazione della domanda di definizione il processo non si sia concluso con pronuncia definitiva.

In caso di ricorso pendente iscritto nel primo grado, la controversia può essere definita con il pagamento del 90 per cento del valore della controversia. (cd. controversia per la quale sia stato solo depositato il ricorso al giudice di primo grado). In deroga a quanto previsto dal comma 1 dell’articolo 6 del dl n. 119/2018, in caso di soccombenza dell’Agenzia delle entrate nell’ultima o unica pronuncia giurisdizionale non cautelare depositata[2] alla data di entrata in vigore del decreto legge n. 119/2018 (24 ottobre 2018)[3], le controversie possono essere definite[4] con il pagamento:

  1. del 40 per cento del valore della controversia in caso di soccombenza nella pronuncia di primo grado;
  2. del 15 per cento del valore della controversia in caso di soccombenza nella pronuncia di secondo grado.[5]

In caso di soccombenza integrale del contribuente è dovuto il 100% dell’imposta.

Le controversie tributarie pendenti innanzi alla Corte di cassazione, alla data di entrata in vigore (19 dicembre 2018) della legge di conversione (legge n. 136/2018) del decreto legge n. 119/2018, per le quali l’Agenzia delle entrate risulti soccombente in tutti i precedenti gradi di giudizio, possono essere definite con il pagamento di un importo pari al 5 per cento del valore della controversia[6] (cd. super sconto).

Se accoglimento parziale

In caso di accoglimento parziale del ricorso o comunque di soccombenza ripartita tra il contribuente e l’Agenzia delle entrate, l’importo del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni è dovuto per intero relativamente alla parte di atto confermata dalla pronuncia giurisdizionale e in misura ridotta, secondo le disposizioni di cui al comma 2 dell’articolo 6 del dl 119/2018, per la parte di atto annullata ; ovvero per la parte annullata a favore del contribuente è applicabile la scontistica del 40 % o 15% a seconda del grado di giudizio In concreto per calcolare la quota dovuta per aderire alla definizione occorre verificare se l’ultima pronuncia al 24 ottobre 2018 sia stata emessa da ctp o da ctr e poi calcolare la parte di soccombenza[7].

Per quanto riguarda i casi di soccombenza parziale le percentuali vanno applicate alla parte vinta e a quella persa. In tali ipotesi è necessario individuare la somma relativa alla soccombenza del contribuente (per la quale è dovuta l’intera maggiore imposta) rispetto a quella relativa all’accoglimento del ricorso (per la quale è invece dovuta la riduzione del 40 per cento del valore per soccombenza in primo grado, del 15 per cento del valore per soccombenza di secondo grado).

Ricorso pendente, non ancora discusso in primo grado

In caso di ricorso pendente iscritto in primo grado, la lite può essere definita con il 90% delle imposte dovute [8]nell’atto impugnato.[9] Il riferimento al “ricorso pendente iscritto” include solo quei ricorsi in primo grado per i quali sia stata fatta la costituzione in giudizio e non anche quelli soltanto notificati alla controparte. La data per la verifica di tale condizione, in assenza di specificazione è quella del 24 ottobre 2018 (entrata in vigore del decreto legge) e non…

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