Contratto di sponsorizzazione con una società sportiva: la presunzione di inerenza della spesa e l'IVA

Il tema delle sponsorizzazioni in favore delle società ed associazioni sportive dilettantistiche, ed in particolare la condizione di inerenza che consente la deducibilità del costo in capo all’azienda sponsor, continua ad attirare l’attenzione del Fisco. Non è sufficiente la presunzione assoluta di inerenza, ma le ragioni di contenzioso con l’erario si sono spostate sul versante dell’Iva. E’ questo l’orientamento della Commissione Tributaria Provinciale di Catania

Contratto di sponsorizzazione con una società sportiva: la presunzione di inerenza della spesaIl tema delle sponsorizzazione in favore delle società ed associazioni sportive dilettantistiche, ed in particolare la condizione di inerenza che consente la deducibilità del costo in capo all’azienda sponsor, continua ad attirare l’attenzione del Fisco.

Non è sufficiente la presunzione assoluta di inerenza prevista dall’art. 90 della legge n. 289/2002, ma le ragioni di contenzioso con l’erario si sono spostate sul versante dell’Iva.

E’ questo l’orientamento della Commissione Tributaria Provinciale di Catania che si è così espressa con la sentenza 6313/12/2018. La predetta presunzione trova applicazione entro il limite massimo di 200.000 euro con riferimento alla somma erogata.

Nella controversia presa in esame dai giudici siciliani l’Agenzia delle entrate aveva contestato l’inerenza in capo alla società sponsor a seguito dell’antieconomicità della spesa. La circostanza avrebbe dovuto determinare, secondo la tesi dell’Amministrazione finanziaria, l’indeducibilità della spesa ai fini delle imposte sui redditi, ma anche l’indetraibilità dell’imposta sul valore aggiunto.

Il collegio giudicante ha accolto le eccezioni formulate dalla società ricorrente ritenendo come la presunzione in rassegna sia sicuramente applicabile, ai fini delle imposte sui redditi, sulla base della consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione.

La conclusione della Commissione è stata invece diversa per cioè che riguarda l’Iva. Secondo il collegio giudicante il legislatore non ha previsto un’analoga presunzione agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto.

Conseguentemente la detrazione del tributo richiede la verifica preventiva della sussistenza del requisito di inerenza. Questa soluzione, ancorché discutibile, può anche avere fondamento giuridico. Tuttavia il problema si sposta sui criteri utilizzati in concreto dall’Agenzia delle entrate al fine di dimostrare la non inerenza, ai fini Iva, della spesa sostenuta dall’azienda sponsor.

Nel caso in contestazione l’Agenzia delle entrate ha ritenuto la spesa non inerente ritenendola sproporzionata rispetto ai costi complessivi sostenuti nel periodo. In buona sostanza l’Ufficio accertatore ha fatto leva sulla antieconomicità della spesa per disconoscere la detrazione del tributo.

Le argomentazioni del collegio giudicante si pongono però in evidente contrasto con l’orientamento della Corte di cassazione che ha rilevato la non applicabilità del principio di antieconomicità al fine di disconoscere la detrazione dell’Iva. L’ordinanza depositata l’8 maggio 2014, n. 10041 ha affermato che il principio di antieconomicità è proprio delle imposte sui redditi e al fine di estenderlo all’Iva è necessario osservare i principi enunciati dalla Corte di giustizia UE, che non consentono limitazioni all’esercizio del diritto alla detrazione.

Il principio espresso dall’ordinanza della Suprema Corte non è una novità assoluta, ed ha assunto nel tempo maggiore valenza a seguito di ulteriori pronunce della Corte di Cassazione, come la sentenza 4 giugno 2014, n. 12502.

In particolare, è stato ribadito che l’Amministrazione finanziaria può applicare il valore normale nelle transazioni tra società del medesimo gruppo ancorché abbiano tutte la sede in Italia.

Ai fini Iva, invece, tale rettifica non è possibile se fondata esclusivamente su un’asserita antieconomicità delle scelte dell’imprenditore.

Secondo l’orientamento della Suprema Corte, anche un’ingiustificata sopravvalutazione di un costo, superiore al “valore normale”, non può pregiudicare il diritto alla detrazione, in quanto l’esercizio di tale diritto rimane vincolato al principio della neutralità dell’imposta. Ogni acquirente in possesso della soggettività passiva ai fini Iva potrà considerare in detrazione il tributo fino all’ultimo passaggio del consumatore finale quale unico soggetto “inciso”.

Relativamente all’irrilevanza della mera…

Contenuto disponibile esclusivamente agli utenti abbonati
Per continuare a leggere il contenuto di questo articolo è necessario essere abbonati. Se sei già un nostro abbonato, effettua il login attraverso il modulo di autenticazione posto in cima alla pagina. Se non sei abbonato o ti è scaduto l'abbonamento, che aspetti?
Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it