Reati tributari: l'omessa presentazione della dichiarazione va determinata tenendo conto dei costi

La Corte di Cassazione ha affermato che ai fini della sussistenza del reato di omessa presentazione della dichiarazione, di cui all’art.5, del D.Lgs.n.74/2000, è necessario tenere conto dei costi. In pratica, l’imposta evasa passa dall’astratto – derivante dalla violazione constatata – al concreto (effettiva) – dopo il computo delle perdite/costi, così che potrebbe scendere al di sotto delle soglie penali

Con la sentenza n. 21639 del 16 maggio 2018, la Terza Sezione penale della Corte di Cassazione ha affermato che ai fini della sussistenza del reato di omessa presentazione della dichiarazione, di cui all’art. 5, del D.Lgs. n. 74/2000, è necessario tenere conto dei costi.

La fattispecie

Il Tribunale di Benevento ha rigettato la richiesta di riesame in relazione al decreto con il quale il Gip presso il medesimo Tribunale aveva disposto il sequestro preventivo di tutti i beni, mobili ed immobili, nella disponibilità di una Srl, nonché, in caso di impossibilità di eseguire la misura sul predetto patrimonio, dei beni mobili ed immobili nella titolarità o comunque nella disponibilità dei soci, essendo costoro indagati in relazione al reato di cui all’art. 5 del D.Lgs. n. 74 del 2000, per avere omesso la presentazione della dichiarazione annuale dei redditi relativa all’anno di imposta 2013.

Avverso il predetto provvedimento hanno interposto ricorso per Cassazione, i due indagati, deducendo, in particolare, la illegittimità della ordinanza impugnata nella parte in cui è stato considerato affidabile l’accertamento reddituale operato sulla base del volume di affari dichiarato ai fini iva, senza che il relativa importo sia stato decurtato da alcun costo, sebbene l’importo degli stessi fossero indicati nella medesima dichiarazione utilizzata al fine di determinare i ricavi.

Ciò posto osserva il Collegio che il Tribunale di Benevento ha ritenuto di potere determinare il profitto conseguito prendendo come riferimento a tal fine il volume di affari dichiarato dalla stessa Società nella dichiarazione redatta ai fini Iva relativamente all’anno di imposta in questione.

Nel procedere nei termini dianzi esposti il Tribunale ha ritenuto, tuttavia, “di dovere disattendere, senza alcuna preventiva valutazione sia in ordine alla loro inerenza rispetto alla attività di produzione del reddito sia in ordine alla loro congruità, il rilievo formulato dalla difesa dei ricorrenti in relazione alla necessaria decurtazione dal reddito imponibile dei costi riportati nella medesima dichiarazione redatta ai fini Iva. Siffatto modus procedendi appare del tutto immotivato e, peraltro, in contrasto coi principi elaborati in materia di verifica della congruità degli accertamenti tributari operati dalla Polizia tributaria”.

Come infatti è stato rilevato dalla Suprema Corte in sede civile, “in tema di accertamento delle imposte sui redditi, l’Amministrazione finanziaria, ove sia omessa la dichiarazione da parte del contribuente, può anche ricorrere a presunzioni anche prive dei requisiti di gravità, precisione e concordanza, ma deve comunque tenere conto anche delle componenti negative di reddito emerse dagli accertamenti, sicché qualora non sia possibile accertare i costi, questi possono essere anche determinati induttivamente (Corte di cassazione, Sezione V civile, 10 febbraio 2017, n. 3567), posto che, diversamente, cioè laddove non si tenesse assolutamente conto dei costi di produzione del reddito, si considererebbe reddito d’impresa, costituente la base imponibile per il calcolo dell’imposta, il profitto lordo anziché quello netto (Corte di cassazione, Sezione V civile, 19 febbraio 2009, n. 3995)”.

Ciò posto, seppure la Corte ricorda che in tema di reati tributari, “per accertare l’ammontare dell’imposta evasa ai fini della verifica del superamento delle soglie di punibilità, le regole stabilite dalla legislazione fiscale per quantificare l’imponibile subiscono limitazioni che derivano dalla diversa finalità dell’accertamento tributario, con la conseguenza che i costi non contabilizzati debbono essere considerati solo in presenza di allegazioni fattuali da cui si desuma la certezza o comunque il ragionevole dubbio della loro esistenza (Corte di cassazione, Sezione III penale, 20 dicembre 2016, n. 53907; idem Sezione III penale, 15 settembre 2015, n. 37094)”, viene rilevato che “qualora vengano accertati ulteriori…

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