Omessa presentazione della dichiarazione IVA a credito IVA: il Fisco può contestare....

Gli uffici dell’Agenzia delle entrate insistono e continuano a disconoscere il credito Iva vantato dai contribuenti nell’ipotesi di omessa presentazione della dichiarazione annuale Iva. L’interpretazione non è condivisibile e si pone in evidente contrasto con le disposizioni comunitarie che intendono così salvaguardare il principio di neutralità del tributo.
Non si comprende per quali ragioni gli uffici locali non tengano sempre in considerazione le indicazioni fornite dall’Agenzia delle entrate dopo l’orientamento pressoché consolidato della Corte di Cassazione.
L’ultima indicazione della Suprema Corte riguarda l’ordinanza n. 1962 depositata il 25 gennaio 2017. Nel caso di specie l’Agenzia delle entrate aveva notificato ad una società una cartella di pagamento con la quale si chiedeva di effettuare il versamento dell’Iva a seguito del disconoscimento del credito derivante dall’esercizio precedente (ed indicato nella dichiarazione Iva annuale omessa).
In passato i comportamenti omissivi sono stati dovuti a diverse ragioni diverse. Ad esempio una causa frequente è dovuta alle modalità di invio telematico. Si è verificato che l’intermediario abilitato, avendo effettuato la trasmissione telematica del modello in coincidenza con l’ultimo giorno della scadenza, abbia riscontrato la relativa ricevuta dopo molto tempo, cioè una volta decorso il termine utile entro cui effettuare validamente la nuova trasmissione dopo lo “scarto” del precedente invio (cinque giorni). In questo caso, una volta decorso il termine di 90 giorni rispetto alla scadenza originaria, l’invio del modello deve considerarsi omesso e gli uffici tendono a disconoscere il relativi credito Iva.
La Suprema Corte ha affrontato il tema degli effetti dell’omessa presentazione della dichiarazione annuale rispetto al credito Iva con la pronuncia a Sezioni Unite n. 17757/2016. La Suprema Corte ha ritenuto di dover recepire l’orientamento comunitario, che ha …

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