Il cliente comunica dati errati? Il commercialista non è responsabile della sanzione

A seguito del conferimento dell’incarico si instaura tra il professionista, depositario delle scritture contabili ed il cliente un rapporto che attribuisce, a quest’ultimo, la pretesa di esigere lo svolgimento della specifica attività oggetto del contratto, a fronte di una controprestazione in denaro. Il consulente ha nei confronti del proprio cliente una responsabilità di natura contrattuale che determina, in caso di inadempimento, l’obbligo da parte di risarcire i danni subiti dal cliente.
Non sussiste inadempimento contrattuale e responsabilità del professionista se il cliente non comunica i dati corretti. E’ questa la conclusione raggiunta da Giudice di Pace di Taranto, Sez. I, nella sentenza n. 509/18, depositata in Cancelleria l’8 febbraio 2018, in conformità a quanto statuito dalla giurisprudenza di Legittimità in tema di responsabilità per irregolare tenuta delle scritture contabili.
INCARICO PROFESSIONALE
Dal punto di vista civilistico, le disposizioni che regolano il contratto di opera intellettuale sono previste dagli artt. 2229 e ss. cod. civ. che dispongono come la legge determini le professioni intellettuali per l’esercizio delle quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi o elenchi.
L’articolo 2230, c.c., rubricato “prestazione d’opera intellettuale”, recita testualmente: “Il contratto che ha per oggetto una prestazione di opera intellettuale è regolato dalle norme seguenti ed in quanto compatibili con queste con la natura del rapporto, dalle disposizioni del capo precedente”. L’esistenza del legame fiduciario tra professionista e cliente è disciplinato dall’articolo 2232, c.c. rubricato “esecuzione dell’opera”, secondo cui : “Il prestatore d’opera deve eseguire personalmente l’incarico assunto. Può tuttavia valersi, sotto la propria direzione e responsabilità, di sostituti e ausiliari, se la collaborazione di altri è consentita dal contratto o dagli usi e non è incompatibile con l’oggetto della prestazione”.
Circa la remunerazione dell’incarico, l’art. 2233, c.c. stabilisce che Il compenso, se non è convenuto dalle parti e non può essere determinato secondo le tariffe o gli usi, è determinato dal giudice, sentito il parere dell’associazione professionale a cui il professionista appartiene”. In ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all’importanza dell’opera e al decoro della professione.
Sono nulli, se non redatti in forma scritta, i patti conclusi tra gli avvocati ed i praticanti abilitati con i loro clienti che stabiliscono i compensi professionali”.
LA DILIGENZA NELLO SVOLGIMENTO DELLA PRESTAZIONE
Secondo quanto previsto dal co. 2, dell’art. 1176 c.c., nell’adempimento delle obbligazioni inerenti all’esercizio di un’attività professionale, la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell’attività esercitata. La dottrina ha sempre considerato le obbligazioni del professionista intellettuale un classico esempio di obbligazioni di mezzi, vale a dire, che il prestatore è tenuto nell’adempimento delle obbligazioni assunte nei confronti del cliente ad osservare tutte le regole tecniche che mirano al conseguimento dello stesso. Ciò a differenza delle obbligazioni di risultato che si concretizzano qualora il debitore si obbliga nei confronti del creditore al raggiungimento del risultato oggetto del contratto, il mancato conseguimento del quale comporta inadempimento del debitore.
Se la prestazione professionale implica la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà opera la successiva norma dell’art. 2236, c.c. limitando la responsabilità del professionista al dolo o alla colpa grave. Con D.L. n. 138/2011, convertito con Legge n. 148/2011, a far data dal 15 agosto 2014 tutti i professionisti iscritti ad un Albo professionale sono tenuti alla sottoscrizione di apposita assicurazione per i danni derivanti dall’esercizio della propria attività professionale, il cui massimale deve essere proporzionale all’attività esercitata dal …

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