Cenni sul reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte

Il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte si delinea nell’ipotesi di pregiudizio alla realizzazione della pretesa tributaria, con l’adozione di una condotta sufficiente alla violazione della norma. Proponiamo una breve riassunto della normativa relativa questo reato tributario

Come si ricorderà ai fini della configurabilità del reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, ex art. 11 D.Lgs n. 74/2000, occorre che venga posto un pregiudizio alla realizzazione della pretesa tributaria con l’adozione di una condotta che viene identificata come sufficiente alla violazione della norma de qua anche solo quando essa finisce con il prospettare come più difficile una eventuale procedura esecutiva, quindi senza la necessità che quest’ultima venga resa di fatto impossibile (Cass., Sez. III pen., n. 29243/2017).

In effetti, la giurisprudenza è assolutamente concorde nell’affermare che, per il perfezionamento del delitto qui brevemente scrutinato, la condotta del contribuente deve palesarsi idonea a rendere inefficace anche solo parzialmente la procedura di riscossione quando la stessa verrà iniziata, mentre il profitto di tale reato va individuato con riferimento al valore dei beni idonei a fungere da garanzia nei confronti dell’Amministrazione finanziaria ed oggetto delle condotte artificiose e non invece nell’importo delle tasse non pagate (Cass., Sez. III pen., n. 13233/2016).

Si tratta, in pratica, di un delitto che appartiene al quadro dei reati di pericolo “concreto” (o effettivo), per i quali il pericolo è elemento costitutivo espresso della fattispecie ed il giudice è quindi tenuto ad accertarne in concreto la sussistenza.

La Corte di Cassazione, recentemente, non si è distaccata da tali principi, precisando che l’art. 11 del D.Lgs. n. 74/2000 è ispirato dal legislatore all’intento di incriminare quelle condotte del contribuente finalizzate a rendersi estraneo al suo dovere di concorrere alle spese pubbliche, architettando una situazione di apparenza finalizzata a lasciare integro il possesso dei beni dell’obbligato sottraendoli, in maniera così fraudolenta, alle ragioni dell’erario ed in danno delle stesse (n. 37136/2017).

Tale conclusione comporta il corollario che l’oggetto giuridico del reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte non debba essere ricercato nel diritto di credito vantato dall’Amministrazione finanziaria, ma debba invece essere individuato nella garanzia generica offerta dai beni dell’obbligato, potendo pertanto tale reato configurarsi anche qualora, dopo il compimento di atti fraudolenti, avvenga comunque il pagamento delle imposte dovute e delle correlate sanzioni.

L’antecedente storico immediato e diretto della norma in questione è costituito dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 97 che, come sostituito dalla L. 30 dicembre 1991, n. 413, art. 15, così recitava: “Il contribuente che, al fine di sottrarsi al pagamento delle imposte, interessi, soprattasse e pene pecuniarie dovuti, ha compiuto, dopo che sono iniziati accessi, ispezioni e verifiche o sono stati notificati gli inviti e le richieste previsti dalle singole leggi di imposta ovvero sono stati notificati atti di accertamento o iscrizioni a ruolo, atti fraudolenti sui propri o su altrui beni che hanno reso in tutto o in parte inefficace la relativa esecuzione esattoriale, è punito con la reclusione fino a tre anni. La disposizione non si applica se l’ammontare delle somme non corrisposte non è superiore a Lire 10 milioni“.

La diversità strutturale delle due fattispecie[1], sin da subito segnalata dalla stessa Corte di Cassazione (Cass. pen. ,,Sez. 3, n. 17071/2006), è evidente poichè scompariva, nella nuova fattispecie di reato, ogni riferimento alla necessità dell’effettivo avvio di un qualsiasi accertamento fiscale e non era più conseguentemente richiesto che l’azione dovesse compromettere effettivamente l’esecuzione esattoriale, essendo sufficiente che l’idoneità a renderla inefficace.[2] [3]

Sotto un profilo più generale, va detto che la fattispecie incriminatrice di cui al predetto art.11, prevede ai fini del suo perfezionamento due condotte alternative costituite o dalla vendita simulata dei propri beni o atti fraudolenti…

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