Una singola operazione di scissione può determinare il reato di sottrazione fraudolenta

“In tema di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, anche una singola operazione di scissione societaria può essere idonea, se valutata in relazione non soltanto al momento in cui l’atto di scissione viene posto in essere, ma anche in relazione alle vicende successive alla scissione, a costituire quell’atto negoziale fraudolento e/o simulato idoneo ad integrare il reato in questione”.
E’ questo il principio affermato dalla Cassazione – terza sezione penale – nella sentenza n. 232 del 9 gennaio 2018.
Nel caso di specie, nell’ambito dell’istruttoria prefallimentare nei confronti di una società, era emersa una scissione parziale, con costituzione di una nuova impresa, non sostenuta da alcuna ragione economica.
Viceversa, detta operazione societaria era finalizzata solo a sottrarre risorse alle procedure di riscossione.
Norma e precedenti specifici
Il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, disciplinato dall’art. 11 del D. Lgs. n. 74  del  2000 – non oggetto di modifiche da parte del D.Lgs.n.158/2015, di riforma delle sanzioni, punisce, salvo  che  il fatto costituisca più grave reato,  con la reclusione da 6 mesi a 4 anni colui  il  quale,  al  fine  di sottrarsi al pagamento delle II.DD. o  dell’IVA ovvero di interessi  o  sanzioni  relative  a  dette  imposte,  di  ammontare complessivo superiore a € 51.645, alieni simulatamente o compia altri atti fraudolenti sui propri o altrui beni, idonei a rendere in tutto  o  in  parte inefficace la procedura di  riscossione. 

Il D. L.n.78 del 31 maggio 2010, conv. con modif. dalla L. n. 122 del 29.7.2010, ha così modificato la norma:  “è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, al  fine di sottrarsi al pagamento di imposte  sui  redditi  o  sul  valore  aggiunto ovvero di interessi o sanzioni amministrative relativi a  dette  imposte  di ammontare complessivo superiore ad euro cinquantamila, aliena  simulatamente o compie altri atti fraudolenti sui propri o su altrui beni idonei a rendere in tutto o in parte inefficace la  procedura  di  riscossione  coattiva. Se l’ammontare delle  imposte,  sanzioni  ed  interessi  è  superiore  ad  euro duecentomila si applica la reclusione da un anno a sei anni”.
Inoltre, nell’art. 11 del D. Lgs. n. 74/2000, viene aggiunto un secondo comma, che punisce, “con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, al  fine di ottenere per sé o per altri un pagamento parziale dei tributi e relativi accessori, indica nella documentazione presentata ai fini della procedura di transazione fiscale elementi attivi per un ammontare inferiore  a quello effettivo od elementi passivi fittizi per un ammontare complessivo superiore ad euro cinquantamila.  Se l’ammontare di cui al periodo precedente  e superiore ad euro duecentomila si applica la reclusione da  un  anno  a  sei anni”.
Il  reato  di  sottrazione  fraudolenta  al  pagamento  delle imposte può essere considerato lo strumento artificioso realizzato dal contribuente, volto a sottrarre, in tutto o in parte, le garanzie patrimoniali  alla riscossione coattiva del debito tributario, che assume, di volta in volta, forme diverse (operazioni straordinarie, scissioni simulate, cessioni di rami aziendali, alienazioni, etc. solo in apparenza reali). Il reato si perfeziona con “la  semplice idoneità della condotta a rendere inefficace la procedura di riscossione, e non anche l’effettiva verificazione dell’evento” (circolare n. 154/E del 4 agosto 2000 – punto 3.4.).
Il delitto contempla, quindi, una condotta  esclusivamente  commissiva, consistente nell’alienazione simulata di beni del proprio patrimonio o il compimento di altri atti fraudolenti  sui  beni propri o altrui preordinati al fine  di  pregiudicare  l’efficacia  della riscossione coattiva.
Sul versante giurisprudenziale, per casi similari relativi ad operazioni societarie, …

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