E' valida la notifica se chi firma si dichiara addetta alla ricezione

In caso di assenza del contribuente, la notifica di un atto fiscale deve considerarsi validamente eseguita se il messo notificatore ha consegnato – presso l’abitazione, l’ufficio o l’azienda – il plico ad una persona che si è dichiarata autorizzata al ritiro.
Questi i principi fissati dalla Suprema Corte con la sentenza n. 7638 del 28 marzo 2018.
La sentenza numero 7638 del 28 marzo 2018
La Commissione tributaria regionale della Puglia (Sez. di Foggia), in riforma della sentenza di primo grado, aveva accolto il gravame del contribuente, il quale aveva impugnato una cartella di pagamento in materia di imposta registro, lamentandosi di essere venuto a conoscenza dell’avviso di liquidazione “a monte” solamente con la notifica della cartella stessa.
Secondo i giudici di seconde cure, la validità della notifica dell’atto prodromico – eseguita ai sensi dell’art. 139 c.p.c., e dell’art. 60 del D.P.R. n. 600/1973 nei confronti del contribuente assente – doveva essere esclusa “per il decisivo rilievo attribuito sia alla circostanza della mancata elisione di una delle parole “abitazione, ufficio, azienda”, e ciò in base a quanto si ricava dal modulo prestampato utilizzato dal messo notificatore per esporre compiutamente l’attività espletata,
sia alla ulteriore circostanza che il contribuente ha dimostrato che la consegnataria dell’atto, C.M., qualificatasi “collaboratrice ed autorizzata al ritiro”, invece, “è dipendente dello studio commerciale di B.A.L. sito al piano XI di (OMISSIS)”.
Seguiva ricorso per Cassazione da parte dell’Agenzia delle Entrate, evidenziando che i giudici regionali pugliesi avevano trascurato di considerare che “nel modulo prestampato, al decimo rigo, prima della sequenza delle parole “abitazione, ufficio, azienda” rispetto alla quale non è stata disposta dal messo notificante alcuna specificazione mediante cancellazione o altro segno, figura comunque apposta una crocetta proprio accanto alla parola abitazione, che il T. risiede a (OMISSIS), che in tale città il contribuente, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 58, ha stabilito il domicilio fiscale, e che il medesimo ha il proprio ufficio in via (OMISSIS), elementi nel loro insieme idonei ad escludere qualsivoglia incertezza circa le modalità di esecuzione della notificazione nel comune di residenza, coincidente con il domicilio fiscale, presso la casa d’abitazione e mediante consegna dell’atto a persona “addetta” in assenza del destinatario”.
Con la pronuncia in esame i Supremi giudici hanno accolto il ricorso dell’Ufficio, rilevando come l’atto prodromico fosse stato indirizzato al domicilio fiscale del contribuente e consegnato ad una persona che si era qualificata al messo notificatore come “collaboratrice ed autorizzata al ritiro”, apponendo la propria sottoscrizione per ricevuta. Tale circostanza non aveva fatto altro che inverare tutti gli adempimenti previsti dalla legge per completare il procedimento di notifica “essendo obiettivamente da escludere ogni possibilità di confusione fra il luogo ((OMISSIS)) dove in contribuente ha la casa di abitazione, e quello (via (OMISSIS)) affatto diverso dove ha l’ufficio”[1]. Osservano gli Ermellini che la sequenza prevista dall’articolo 139 c.p.c. non deve essere intesa dagli operatori come un ordine tassativo del modo in cui vanno eseguite le ricerche “potendosi scegliere di eseguire la notifica presso la casa di abitazione o presso la sede dell’impresa o presso l’ufficio, purché si tratti, comunque, di luogo posto nel comune in cui il destinatario ha la sua residenza.” (Cass. n. 2266/2010)”.
Quindi, se è vero che – in caso di assenza in assenza del destinatario – l’atto da notificare ex art. 139 c.p.c. può essere consegnato a persona di famiglia o addetta alla casa o all’ufficio o all’azienda, (purché non infraquattordicienne o palesemente incapace), è altrettanto vero secondo i giudici che la Commissione regionale non aveva fatto …

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