Accertamento fiscale: effetti della cancellazione della società dal registro delle imprese

Secondo l’art. 28, comma 4, del D.Lgs. 21.11.2014 n. 175 (“Semplificazione fiscale e dichiarazione dei redditi precompilata”), l’estinzione di una società ha effetto, ai fini della validità ed efficacia degli atti di liquidazione, accertamento, contenzioso e riscossione dei tributi e contributi, sanzioni e interessi, a seguito del decorso di 5 anni dalla richiesta di cancellazione del Registro delle imprese.
Questa disposizione normativa, che sfavorisce le società producendone una sorta di “sopravvivenza” virtuale ai fini degli atti impositivi e di riscossione del fisco, non opera però retroattivamente, come ha precisato la Corte di Cassazione, da ultimo nell’ordinanza 4.9.2017, n. 20752 della sezione tributaria.
La sua efficacia è pertanto limitata agli atti notificati a società cancellate a partire dal 13.12.2014.
In sintesi…
La questione che qui interessa trae origine dall’accertamento notificato dall’Agenzia delle Entrate nei confronti di una società cancellata dal registro delle imprese, nella persona dell’ex liquidatore di tale società.
A seguito dell’impugnazione dell’atto si innescava il contenzioso, in seno al quale la CTR, pur respingendo l’eccezione di inammissibilità del ricorso, rilevava che l’ente, proprio perché estinto, non poteva essere destinatario di alcun atto, ma doveva essere comunque riconosciuto il diritto di difesa.
L’Agenzia delle Entrate ha presentato così ricorso per cassazione affermando che, secondo la nuova norma (art. 28, c. 4, D.Lgs. n. 175/2014), l’estinzione acquistava efficacia solo con il decorso di un quinquennio.
Secondo l’Agenzia, il ricorso doveva essere dichiarato inammissibile fin dal primo grado, dato che era stato proposto da un soggetto ormai estinto e privo di capacità processuale.
Nel confermare la sentenza di appello, la Corte, con la citata ordinanza n. 20752/2017, ha osservato che la nuova norma sulle società estinte non è retroattiva e ha quindi valenza solo ed esclusivamente per le cancellazioni presentate a decorrere dal 13.12.2014. I giudici di legittimità hanno dunque rilevato che effettivamente la CTR avrebbe dovuto accogliere l’eccezione di inammissibilità del ricorso introduttivo del giudizio promosso dall’ex liquidatore della società cancellata, attesa la carenza di capacità processuale[1].
L’orientamento dell’Agenzia in caso di cancellazione della società dal registro imprese

Anteriormente alle ultime pronunce della Cassazione, la problematica (circa l’eventuale retroattività delle disposizioni in commento) era stata oggetto di precisazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate, espressasi con la circolare n. 6/E del 19.2.2015 (chiarimenti interpretativi a seguito di Videoforum, Telefisco e Forum lavoro).
Al paragrafo 13.1 della circolare, era affermato quanto segue:

l’art. 28 sopra richiamato stabilisce che l’estinzione della società opera dopo 5 anni dalla richiesta di cancellazione ai soli fini della liquidazione, accertamento, contenzioso e riscossione dei tributi e contributi, sanzioni e interessi;
trattandosi di una norma procedurale, che disciplina le fasi di attuazione del tributo, essa opera a partire dal 13.12.2014;
essa trovava applicazione, secondo l’Agenzia, anche per le attività di controllo riferite a società che hanno già chiesto la cancellazione dal registro delle imprese o già cancellate dallo stesso registro prima della predetta data, nonché per attività di controllo riguardanti periodi precedenti a tale data (nel rispetto dei termini di prescrizione e decadenza previsti dalla legge);
sempre secondo l’interpretazione dell’Agenzia, l’art. 28 trovava applicazione anche con riguardo agli atti di accertamento, di liquidazione e della riscossione, ancorché interessati da contenzioso, notificati prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 175/2014 e relativi a società cancellate anteriormente.

Questo orientamento dell’Agenzia (ribadito al …

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