La cancellazione della società rottama le sanzioni

La cancellazione della società determina l’intrasmissibilità delle sanzioni tributarie.
Questo il principio appena espresso dalla Cassazione con sentenza 19 aprile 2018 n. 9672.
Se l’interpretazione giuridica dovesse trovare conferma il fenomeno successorio dei soci alla società cancellata, determinerebbe un effetto analogo alla rottamazione delle cartelle con cancellazione del debito per sanzioni.
IL PRINCIPIO SUCCESSORIO NEI DEBITI TRIBUTARI
Due sono le disposizioni da tenere a mente nel caso di debiti relativi alla società cancellata:

L’articolo 36 del DPR 602/73 che opera unicamente ai fini delle imposte dirette e unicamente con riferimento a debiti già liquidi e certi o quanto meno indicati in ruoli provvisori o comunque almeno in PVC consegnati alla società prima della cancellazione;
L’articolo 2495 del cod. civ. che oltre a stabilire l’effetto dell’estinzione della società al momento della cancellazione prevede, come interpretato dalle sez. unite (sentenze 6070-6071 2013), un fenomeno successorio, dei soci alla società, nei debiti anche sopravvenuti della società ormai estinta.

La giurisprudenza in merito al fenomeno successorio ha previsto che la responsabilità patrimoniale dei soci successori opera a diverse latitudini ed in particolare:

Nei limiti del patrimonio assegnato in sede di liquidazione per i soci di società caratterizzate dalla responsabilità limitata;
Illimitatamente per il socio di società caratterizzate dalla responsabilità illimitata.

Per i debiti non pagati dalla società, per i residui non liquidati e per le sopravvenienze passive (debiti di cui se ne è scoperta l’esistenza successivamente alla cancellazione della società), per effetto dell’articolo 2495 c.c. si determina un fenomeno successorio in capo ai soci nei limiti della responsabilità prescritta dalla stessa norma o nei limiti derivante dal tipo societario.
IMPORTANTE: L’estinzione della società da luogo ad un fenomeno di tipo successorio, sia pure sui generis, che coinvolge i soci ed è variamente disciplinato dalla legge a seconda del diverso regime di responsabilità da cui, pendente societatie, erano caratterizzati i pregressi rapporti sociali.
Si tratta di un fenomeno, giuridico, del tutto analogo a quello che interviene per mortisi causa che ha consentito alla stessa giurisprudenza di ritenere perfettamente valide le notifiche di cartelle con debiti a nome della società fatte ai soci.
Infatti, la cassazione con la sentenza 31037/2017 ha precisato che:

Ai sensi del comma 3 dell’articolo 12 del DPR 602/73 la formazione del ruolo va fatta a nome del contribuente debitore e quindi a nome della società cancellata;
Ai sensi dell’art. 65 del DPR 600/73 la notifica dell’atto impositivo (e quindi anche della cartella) intestanti al dante causa (alla società) può essere fatta all’avente causa (al socio) al domicilio fiscale comunicato ovvero potrà essere validamente fatta ai soci impersonalmente e collettivamente nell’ultimo domicilio della società ed è efficace nei confronti di tutti i soci che almeno 30 giorni prima non abbiamo fatto la comunicazione del proprio domicilio e della propria posizione di successore.

Va inoltre ricordato che ai sensi del comma 4 dell’articolo 28 del D.Lgs. 175/2014 a decorrere dalle cancellazioni effettuata dal 13 dicembre 2014, ai fini della validità ed efficacia degli atti di liquidazione, accertamento, contenzioso e riscossione dei tributi e contributi, l’estinzione della società di cui all’articolo 2495 del cod. civ. ha effetto trascorsi 5 anni dalla richiesta di cancellazione del registro imprese.
Tale disposizione opera, di fatto, sul piano procedurale non potendo avere effetti sostanziali e di riviviscenza della società “morta” per effetto della cancellazione ai fini della responsabilità patrimoniale e quindi della riscossione. In sostanza, ai fini di semplificare le procedure, l’Agenzia delle Entrate potr…

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